Sicurezza
Sesso con minorenni: quarto arresto
Ex autista di nuovo nei guai per violenza e prostituzione con ragazzini cercati su Fb. Gli inquirenti: «Adescatore seriale»
PISA. Un adescatore seriale di minorenni. Compulsivo nella ricerca dei suoi potenziali obiettivi, camaleontico nel saper assecondare gusti e passioni dei ragazzini con i quali riusciva a stabilire un’empatia che, in almeno dodici casi, si sarebbe conclusa con rapporti sessuali a pagamento. Una “caccia” nella giungla delle chat, tra Facebook e WhatsApp, interrotta con il carcere.
«Socialmente pericoloso». Nell’ordinanza di custodia cautelare in cella, il gip del Tribunale di Firenze tratteggia la figura di Stefano Fratoni, 40 anni, di Pisa, passando dalle contestazioni da codice penale alle capacità relazionali dell’uomo di guadagnare la fiducia dei suoi partner occasionali.
Neanche un anno di indagini – partite nel marzo 2015 – della polizia postale di Pisa, coordinate dal sostituto procuratore Eligio Paolini, si sono tradotte nell’arresto di una persona che il gip definisce «ad alta pericolosità sociale».
Il quarto per Fratoni, i cui guai giudiziari sono iniziati oltre dieci anni fa (ma nel 2008 fu assolto) e al quale da qualche mese avevano revocato una misura cautelare ai domiciliari dopo un arresto avvenuto nel novembre 2013. Sempre per episodi analoghi. Sesso e minori avvicinati con soldi e irretiti con regali tecnologici. Un processo con otto parti civili, all’epoca dei fatti sotto i 18 anni, è ancora in corso dopo il secondo fermo avvenuto nel novembre 2011.
Le accuse. Fratoni, assistito dall’avvocato Laura Antonelli, è finito al Don Bosco con l’accusa di prostituzione minorile, stalking, minacce continuate, adescamento di minorenne, violenza sessuale e sequestro di persona. In quest’ultimo caso, ma gli approfondimenti sono ancora in corso, avrebbe minacciato con una pistola - sequestra dalla squadra mobile pisana - un sedicenne di cui si era invaghito, e con il quale aveva già avuto diversi rapporti sessuali, impedendogli di uscire dall’auto.
Gli investigatori ritengono che anche durante i domiciliari, l’uomo, ex autista di scuolabus per gite scolastiche a Vecchiano, e ora impiegato in una ditta artigiana di Pisa, con il suo smartphone avesse continuato quella pratica che, nella rappresentazione della Procura, lo ha reso protagonista di una serie di comportamenti, tra codice penale e ossessione patologica, dai quali non sembra liberarsi.
«Era sempre più sicuro di sé o non sapeva gestire le sue pulsioni che lo hanno portato a spingersi al di fuori della provincia di residenza» riflette il vicequestore aggiunto del compartimento della polizia postale della Toscana, Stefania Pierazzi. Che aggiunge: «Le sue mosse sono da manuale dell’adescatore».
L’approccio. Secondo l’accusa, Fratoni seguiva vari passaggi nella scelta dei suoi obiettivi. La ricerca su Facebook, lo studio delle caratteristiche del minorenne e, soprattutto, delle sue passioni. Quindi svelava i suoi intenti in modo esplicito. Se il minore da concupire era uno a cui piaceva la musica, l’ex autista chiedeva l’amicizia presentandosi come un esperto musicale. Stessa tecnica, con variazione dell’hobby da usare come esca, verso chi dichiarava di avere interessi per il calcio o le moto. Il pretesto di fingere gusti condivisi sarebbe servito per raggiungere almeno dodici ragazzi, dai 13 ai 17 anni, residenti tra le province di Pisa e Firenze. Ma gli inquirenti non escludono che il numero possa aumentare.
I contatti. Una volta stabilito un contatto, stando alla Procura fiorentina il 40enne riusciva, grazie a una personalità definita eclettica e brillante a conquistare i suoi bersagli. Un’empatia grazie alla quale, chiarita l’origine delle sue attenzioni, arrivava a farsi mandare foto e video dei ragazzi nudi e in pose ammiccanti. Una sorta di antipasto, o l’intesa a cementare i rapporti, delle prestazioni a pagamento.
Soldi e incontri hard. Fratoni, come del resto i suoi partner, vive in un ambiente familiare privo di particolari problemi e che ha già sofferto per i suoi inciampi con la giustizia. Non c’è la precarietà economica alla base degli incontri hard. Da quello che è emerso nel corso delle indagini, avvenute anche grazie a intercettazioni telefoniche, quei minorenni che hanno detto di no al sesso mercenario erano motivati più dal mancato accordo sul prezzo, ritenuto troppo basso, che sul rifiuto alle ostentate avances pedofile.
Con i soldi, le prestazioni senza profilattici venivano ricompensate con mancette oscillanti dai 30 ai 300 euro, i partner compravano abbigliamento alla moda e cellulari hi-tech. Gli incontri avvenivano in auto, in luoghi appartati come i parcheggi dei cimiteri o dei supermercati in orario di chiusura. Poi ognuno tornava alla propria vita. I ragazzini con le banconote in tasca, l’artigiano a navigare su Facebook alla ricerca del prossimo rendez vous a luci rosse.
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