La manifestazione
«Sei venuto per me, vero? Ho capito»
Riconosce il poliziotto arrivato per portarlo in cella. Le indagini partite dalla denuncia di una mamma
PISA. «Sei per me, vero? Sì, ho capito». Quando Stefano Fratoni ha visto l’agente della polizia postale di Pisa, già conosciuto per altre inchieste, non si è scomposto.
I poliziotti si sono presentati nella bottega artigiana dove l’ex autista di scuolabus lavora da tempo. Tra le mani avevano l’ordinanza di custodia cautelare in carcere da eseguire come fase finale dell’inchiesta iniziata nel marzo 2015.
L’arrestato non ha reagito con particolari espressioni di stupore. L’apparizione del poliziotto ha avuto il significato di una consapevolezza, quella di essere finito di nuovo nella rete della polizia postale con cui da anni si è trovato a fare i conti.
Il telefonino con cui il 40enne chattava su Facebook e WhatsApp è stato sequestrato e sarà sottoposto a una perizia affidata a un consulenza in modo da estrarre dati, foto e video che potrebbero essere utili alle indagini.
L’obiettivo è di verificare l’eventuale coinvolgimento di altri minori oltre ai dodici già identificati e sentiti in modalità protetta dagli investigatori.
Il via alle indagini è stato dato da una mamma che ha avuto qualche sospetto sul comportamento del figlio.
La donna si è ricordata delle campagne della polizia postale, con particolare attenzione al mondo della scuola, e ha voluto controllare il cellulare del figlio.
Quello che ha visto è stato sufficiente per rivolgersi alle forze dell’ordine. Un ritmo martellante di sms e messaggi su WhatsApp, con mittente Fratoni, che, visti i precedenti, ha indirizzato la polizia postale su una pista simile a quelle già percorse in passato. E che si è conclusa con l’arresto.(p.b.)
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