Sicurezza
Una catena umana per Nicosia
L’iniziativa contro il degrado del convento si terrà per la festa delle camelie
CALCI. “Nicosia, tu crolli, ma noi ti vogliamo bene”. Lo slogan caratterizza la manifestazione, a dir poco originale, che si svolgerà in occasione della festa delle camelie. Lo hanno annunciato gli organizzatori, tutti al capezzale della grande malata. Il celebre complesso architettonico, con alle spalle secoli di storia, versa in uno stato di degrado avvilente. Esiste il rischio incombente che rimangano solo le rovine nello sconcerto e nello sgomento che si registrano in quello che è stato un luogo di arte, cultura, oltre che di fede religiosa. Qui anche un lazzaretto al tempo della peste, all’inizio del Novecento. Nonostante gli annunci e le denunce ripetute la situazione sta precipitando senza che nulla succeda. L’antico convento appare sempre più cadente e incontrollabile. Solo la porzione esterna della chiesa, anni fa, è stata posta in sicurezza e vi si tiene, durante le festività natalizie, la rappresentazione del “Presepio che cresce”, capace di richiamare migliaia di persone. E poi la festa delle camelie, a primavera, che mobilita tantissima gente di tutta la Toscana. Proprio per questo evento, il 10 aprile, è stata messa in calendario la catena umana per quello che si annuncia una giornata particolare. Spiega Bruna Lupetti Battaglini, dea ex machina dell’organizzazione: «Oltre l’esposizione delle camelie del territorio, il concerto all’aperto, le visite guidate, le installazioni, i video ci sarà un momento culminante. Sarà un abbraccio, lungo circa un chilometro che chi vorrà potrà formare intorno al perimetro della struttura architettonica. Un abbraccio vero e proprio come segno d’amore, di cura e di interesse collettivo, di coinvolgimento e di sensibilizzazione per dire a voce alta: “Nicosia, tu crolli, ma noi ti vogliamo bene”. Aspettiamo centinaia e centinaia di persone a formare la catena umana dimostrando così di avere a cuore la bellezza, la storia e l’arte di questo luogo carico di fascino e di mistero».
Da più di 700 anni il convento domina l’intera vallata, sotto la Verruca. Nel corso della sua lunga esistenza, Nicosia ha vissuto periodo di splendore e potere, alternati a fasi di decadenza e miseria. Moltitudini di religiosi hanno calpestato i pavimenti, le alte e luminose sale hanno risuonato degli echi delle preghiere, ma anche delle voci di dotti relatori. Gli ultimi monaci se ne sono andati nei primi anni settanta del secolo scorso, abbandonando il convento al suo destino. Un destino di rovina, di saccheggi, di rovi e di oblio. Oggi le pareti sono sventrate, inesorabile l’avanzare del disastro. Ecco l’associazione che ha deciso che non si può restare indifferenti di fronte a tutto questo.
Pierluigi Ara
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