Il Tirreno

Pisa

Il figlio timbrava per lei: condannata

di Pietro Barghigiani
Il figlio timbrava per lei: condannata

Ex infermiera di Cisanello prende due mesi per truffa aggravata. Il “danno” per l’ospedale quantificato in 11 euro

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PISA. Quando si presentavano i pazienti era al suo posto di lavoro. Solo che anziché entrare all’orario stabilito in due occasioni era rimasta in auto, col motore acceso, mandando il figlio a strisciare il badge per lei. Poi lo aveva portato a scuola ritornando a Cisanello intorno alle 8,30. Pronta a prendere servizio, ma con qualche minuto di stipendio non meritato anche se accreditato in busta paga.

La condanna. Accusata di truffa aggravata, un’infermiera di 53 anni all’epoca dei fatti in servizio in ospedale è stata condannata ieri pomeriggio a 2 mesi e 200 euro di multa.

Pena sospesa nella sentenza con il rito abbreviato (sconto di un terzo e possibilità di impugnare) pronunciata dal gup, Elsa Iadaresta che ha accolto la richiesta del pubblico ministero, Giancarlo Dominijanni. L’avvocato dell’imputata, Francesco Marenghi, valuterà l’appello una volta lette le motivazioni.

La storia. Le contestazioni accertate erano due. Non è escluso che la pratica di far timbrare il figlio minorenne fosse anche più estesa nel tempo e frequente negli episodi. In quel tempo la donna era in fase di separazione e da sola si era trovata a gestire un contesto familiare complesso.

Di sicuro dopo una prima “strisciata” anomala da parte del minorenne avvenuta il 7 febbraio 2012, qualcuno in ospedale si era fatto più di una domanda. E, soprattutto, aveva affidato la risposta al servizio ispettivo interno che il 9 febbraio aveva potuto verificare, attraverso un appostamento, che in effetti un ragazzo estraneo all’ambiente ospedaliero si era recato in reparto e con il badge aveva fatto quello per il quale era pagata la mamma. Che era sì presente in zona, ma in auto con l’altro figlio in attesa di portare entrambi a scuola. E per non perdere minuti preziosi e far arrivare puntuali in classe i ragazzi non parcheggiava e restava con il motore acceso.

Le dimissioni. La donna, che ora lavora nel privato, non ha mai confutato il fatto in sé. Nessuna difesa che avrebbe potuto peggiorare la situazione se non altro provocando irritazione per giustificazioni poco plausibili. Quei rammendi che sono peggiori del buco con relative scivolose arrampicate sugli specchi. In una sorta di mea culpa con anticipazione della pena, la donna, 52 anni, si era dimessa scegliendo di lavorare nel privato. Il procedimento scattato d’ufficio per truffa aggravata (perché commessa ai danni di un ente pubblico) non poteva essere accantonato. E così si è arrivati alla richiesta di rinvio a giudizio con l’Azienda ospedaliera che si è costituita parte civile.

Il “danno”. Nel corso del processo è stato quantificato il danno delle timbrature per conto terzi: 11 euro. Un quarto d’ora per ciascun episodio durante il quale l’infermiera risultava in servizio e, invece, era in auto a portare i figli a scuola.

Mezz’ora di lavoro “lucrata” con l’escamotage di mandare in ospedale il figlio minorenne che si è rivelato un inciampo capace di dare il via alle indagini. Il giudice ha rimandato in sede civile la quantificazione del danno a favore dell’ospedale. E in parallelo c'è anche l'ipotesi del danno erariale che può essere contestato dalla Corte dei conti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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