Proteste
E Firenze aveva tentato uno “scippo”
Ma il consigliere Buscemi dice: «Una vittoria di Pirro, era evidente l’inopportunità di simili solennità»
PISA. Una tradizione riscoperta, che Firenze ha cercato di strappare alla città.
I festeggiamenti del Capodanno Pisano sono stati “risuscitati” negli anni Ottanta, dopo alcune ricerche che avevano riportato alla riscoperta di testi che documentavano la storia dell’antico calendario pisano (rimasto in vigore fino al 1749, quando fu abolito per decreto granducale) che fissava l’inizio dell’anno nel giorno dell’Annunciazione, il 25 marzo, con nove mesi e sette giorni di anticipo rispetto al calendario attuale.
Negli anni '80, la parte di Mezzogiorno del Gioco del Ponte avviò le celebrazioni dell'evento, riscoprendo un’antica tradizione portata avanti negli anni successivi dagli Amici del Gioco del Ponte fino al 2000, quando l'organizzazione delle celebrazioni è stata affidata a Comune e Provincia. Recentemente è finito anche al centro di un braccio di ferro con il presidente del consiglio regionale Eugenio Giani che voleva adottare la ricorrenza come festa della Toscana sotto il nome di “Capodanno Toscano”.
“Scippo” scongiurato che per Riccardo Buscemi, consigliere comunale di Forza Italia, è però «una vittoria di Pirro». «Il presidente Giani ha promesso che parteciperà ai festeggiamenti pisani per sottolineare la primogenitura della scelta da parte dei pisani di quel giorno come termine dal quale far decorrere il nuovo anno – scrive Buscemi in una interpellanza presentata per conoscere i programmi dei festeggiamenti decisi dal Comune –. In realtà si è trattata di una vittoria di Pirro: era evidente a tutti l’inopportunità di incedere in fastosi e solenni festeggiamenti in occasione della Settimana Santa, sia a Firenze che a Pisa, e che quest’anno i festeggiamenti dovessero risultare attenuati se non inesistenti. Nella particolare circostanza di quest’anno (solennità dell’Annunciazione coincidente con il Venerdì Santo) i festeggiamenti così come svolti negli anni passati sono inopportuni perché urtano il sentimento religioso cristiano. Nessuno dei giorni del Triduo Pasquale è infatti idoneo per sfilate, cortei, rullio di tamburi, squilli di trombe e spari di fuochi d’artificio perché è il momento della contemplazione (nel silenzio) per il cristiano».
(d.r.)
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