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Partito democratico

L'annuncio di Enrico Rossi a Pisa: "Mi candido a segretario nazionale del partito"

Enrico Rossi, presidente della Regione
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Enrico Rossi, presidente della Regione

Il presidente della Regione Toscana: "Mi propongo in alternativa a Renzi, ma con l’ambizione di superare la dinamica tra renziani e antirenziani. Per questo mi definisco convintamente rossiano"

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PISA. “Stasera a Pontedera, che è casa mia, annuncio ufficialmente che mi candiderò alla segreteria nazionale del Pd e quindi lavorerò per raccogliere le firme necessarie per farlo”. Lo ha detto il governatore della Toscana, Enrico Rossi, in tour sui cantieri aperti a Pisa, grazie anche a finanziamenti regionali, nella giornata di lunedì 22 febbraio. “La mia sarà una candidatura - ha spiegato Rossi - alternativa a Renzi, ma con l’ambizione di superare la dinamica tra renziani e antirenziani. Per questo mi definisco convintamente rossiano”.

“Quello che mi sento di assicurare fin da ora è che non farò danni al Pd, perché penso che in un partito plurale come il nostro si possano esprimere le proprie opinioni anche senza dover poi portare via il pallone con il quale si gioca”. Così Rossi ha spiegato le ragioni della sua scelta di candidarsi alla segreteria del Pd, marcando una distanza da chi “come D’Attorre ha invece detto che si prendono schiaffi ogni giorno”.

La sua candidatura alla guida del Pd ha l’obiettivo di “uscire dagli schemi attuali dell’essere con Renzi o anti-Renzi e di avere come interlocutore la sinistra del partito pur riconoscendo la spinta innovativa del premier”.

“Credo che in un partito ci si debba stare anche rispettandone la disciplina - ha concluso - ed è per questo che dopo mesi di incontri e occasioni in cui ho espresso le mie idee ho sentito il dovere di candidarmi e di provare a superare certe divisioni mettendo in campo una proposta politica alternativa, ma che non è contro nessuno”.

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Insomma, quello che era stato qualche mese fa un annuncio, una prospettiva, adesso diventa un fatto concreto: Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, che alla definizione di "diversamente renziano" preferisce quella di "rossiano", si candida alla segreteria del Pd. Una "candidatura alternativa a Renzi, ma con l'ambizione di superare la dinamica tra renziani e antirenziani" e basata sull'esperienza di Rossi in quella "sinistra di governo" esercitata nella stessa Toscana che ha dato i natali all'attuale segretario-premier. Per trarre il dado e formalizzare la candidatura il governatore della Toscana ha scelto, come detto, un'iniziativa di partito nella sua Pontedera, la città in provincia di Pisa in cui è stato giovane sindaco Pci e dove si è battuto perché la città non perdesse la Piaggio.

Presidente della Toscana al suo secondo mandato, dopo essere stato a lungo assessore alla salute, Rossi, 57 anni, si dice "ancora più convinto di qualche mese fa" nella sua corsa alla segreteria che comincerà con la raccolta delle firme necessarie. Ancorare il Pd ad "una visione della sinistra che è quella di Bobbio" e mettere al centro la questione della "diseguaglianza", "un tema sul quale la stessa sinistra è nata e che, oltre l'aspetto sociale, può arrivare a comprimere anche la libertà dell'individuo": questi i due pilastri sui quali Rossi poggia la sua corsa verso la guida del Pd. Rossi riconosce a Matteo Renzi di essere stato "un uomo di rottura" e di avere dato una "spinta innovativa". Ma adesso, spiega, "c'è da ricostruire una sinistra che sia consapevole anche della propria memoria, che non si vergogni di sé, ma non per questo guardi solo al passato". E tutto questo, aggiunge, "uscendo dagli schemi attuali dell'essere con Renzi o anti-Renzi". "Dove sono andato a parlare e a discutere - dice il governatore ormai esplicitamente candidato segretario - c'è sempre stata grande attenzione per un'impostazione che voglia superare il dibattito ingessato tra renzismo e antirenzismo, e che invece guardi a valori e contenuti che possano dare speranza ad una classe dirigente giovane e ai tanti che non si riconoscono in una polarizzazione di corto respiro".

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"La mia - dice ancora Rossi - è una candidatura esplicitamente di sinistra, di una sinistra che rifiuta il mantra per cui destra e sinistra sono uguali, che riparta proprio dalla lotta alla diseguaglianza". Per questo la sfida lanciata a Renzi sarà "sui contenuti", ma anche sul metodo, a cominciare dal rapporto con i corpi intermedi: "I Paesi che hanno dimostrato di saper affrontare la crisi hanno sindacati forti". Ma Rossi ha anche una diversa visione del partito e della sua organizzazione: "Penso ad un partito di iscritti, non solo di gazebo, senza rinunciare alle primarie ma dove i militanti sentano di essere forza di cambiamento e dove i dirigenti non si costruiscono dall'alto, ma si selezionano dal basso".

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di Redazione web