Il Tirreno

Pisa

Morosità, manca oltre un milione di euro

di Pietro Barghigiani
Morosità, manca oltre un milione di euro

Incassati 5,3 milioni sui 6,4 chiesti agli assegnatari. Aumentano diffide e ingiunzioni di pagamento, ma anche le rateizzazioni

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PISA. Quel nocciolo duro che vive nelle case popolari e non paga è una voce fisiologica nei bilanci Apes. E come tutte le patologie croniche più che a guarirle si cerca di tenerle sotto controllo, tra alti e bassi.

Oscillano dai 400 ai 500 gli assegnatari di alloggi pubblici - in tutto sono 6.193 - che si rivelano riottosi al saldo della pigione. Un conto mensile medio di 95,24 euro diventa un problema per centinaia di famiglie nelle quali i distinguo del “padrone di casa” sull’origine della morosità sono essenziali per agire di conseguenza.

C’è chi non ce la fa per un problema improvviso e chi, invece, diventa “sordo” agli obblighi dell’assegnazione preferendo ricevere i solleciti di Apes anziché versare poche decine di euro. Cattivi pagatori, ma con storie opposte.

Chiesto e incassato. L’importo complessivo delle bollette spedite agli utenti è di 6.461.007 euro, la quota incassata è di 5.314.135 euro: mancano 1.146.872 euro pari al 17,8% di morosità.

I numeri. Le cifre dell’azione di recupero per far pagare tutti in modo equo offrono uno scenario in cui le procedure dell’azienda hanno moltiplicato numeri e platee da colpire. Sfiorano quota cento i casi di assegnatari che al dicembre 2015 dovevano lasciare l’alloggio: 40 sono occupazioni senza titolo; 22 per decadenza dei requisiti; 35 (da aggiungere a quelli del 2014) per morosità colpevole superiore ai 20.000 euro.

Recupero coattivo. Giorgio Federici, direttore di Apes, spiega che «il recupero della morosità sia volontaria che coattiva viene gestita direttamente dall’azienda che ha preso in carico le posizioni in carico a Sepi che, per legge, non può più riscuotere coattivamente ruoli di Apes».

L’impennata delle diffide - 1788 - è un indicatore efficace per valutare un contesto di equilibri precari tra condizioni economiche e ruolo di inquilini. Così come le ingiunzioni di pagamento - 619 - rappresentano un altro tassello di un fronte che diventa trincea. Nel mosaico del recupero coattivo ci sono anche 63 preavvisi di fermo amministrativo, 85 fermi eseguiti, 31 pignoramenti e 66 decreti ingiuntivi.

«È necessario spiegare questi numeri – chiarisce Federici –. Se arriviamo a certe cifre è perché abbiamo intensificato i controlli. C’è da dire che sono aumentate anche le rateizzazioni (sono 804 in corso) segno che vi è una volontà degli assegnatari di regolarizzare le proprie posizioni. Sono state attivate ulteriori azioni di recupero per le grosse morosità colpevoli dopo un’attenta verifica dei redditi del nucleo familiare rispetto al canone dovuto».

Un aspetto il direttore Federici ci tiene a precisare.

«Nessun alloggio risultato occupato a seguito di effrazione nel corso del 2105 – sottolinea –. Alcuni tentativi sono stati bloccati anche con l'applicazione della legge 80/2014 di segnalazione agli enti erogatori di servizi per la non attivazione/disattivazione delle utenze di acqua, gas ed elettricità».

Le tipologie. Le situazioni che fanno passare l’inquilino dal ruolo di buon pagatore a quello di moroso possono essere le più varie. La perdita del posto, una malattia improvvisa invalidante o problemi di salute di un familiare. Diverso il caso di chi non paga con “colpevole” pervicacia sperando di allungare i tempi di occupazione gratuita dell’alloggio.

«Siamo nell’ordine dei 400-500 – conclude il direttore –. Sono i morosi cronici».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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