Italia
Rimane in carcere il giovane accusato d’inneggiare alla jihad
PISA. Arresti domiciliari negati al marocchino Jalal El Hanaoui, 26 anni, di Ponsacco, detenuto dal luglio scorso nel carcere Don Bosco di Pisa e accusato di istigazione alla jihad attraverso i suoi...
PISA. Arresti domiciliari negati al marocchino Jalal El Hanaoui, 26 anni, di Ponsacco, detenuto dal luglio scorso nel carcere Don Bosco di Pisa e accusato di istigazione alla jihad attraverso i suoi profili Facebook, nell’ambito di un’inchiesta della magistratura contro il terrorismo. Ieri mattina, a Pisa, ha avuto inizio il processo con una serie di questioni preliminari a cui ha fatto seguito la richiesta dei legali del giovane, Tiziana Mannocci e Marco Meoli, di attenuazione della misura cautelare. I legali hanno chiesto per l’imputato gli arresti domiciliari, ma la corte d'assise ha rigettato la richiesta accogliendo la tesi del pm Angela Pietroiusti, che aveva espresso parere contrario «perché il reato era stato compiuto proprio tra le mura di casa». Le principali accuse, infatti, si reggono sull’attività che il giovane disoccupato avrebbe svolto sul web.
L'udienza di apertura è stata caratterizzata da una serie di questioni preliminari e dalla richiesta della difesa di accogliere un'eccezione circa la formulazione del capo di di imputazione, giudicato dai difensori stessi «evanescente e incapace di circostanziare i fatti reato». Tesi respinta dal giudice Pietro Murano e dalla giuria popolare perché ritenuta infondata, in quanto la formulazione del pubblico ministero esprime completamente in fatto i reati contestati: si tratta di alcuni post pubblicati in periodi diversi sui profili Facebook riconducibili all'imputato e nei quali si ravvisa l'istigazione alla jihad.
Il no del tribunale alla richiesta di arresti domiciliari è stato accolto con un pianto disperato dalla madre del giovane che in questi mesi non lo aveva ancora incontrato per una serie di motivi familiari.
Al termine dell'udienza Jalal El Hanaoui ha avuto un breve colloquio con la madre. Al momento dell’arresto l’imputato abitava a Ponsacco insieme al padre e al fratello, anche loro presenti all’udienza. «Non vogliamo commentare – hanno detto – È stato già detto tutto durante l’udienza, aspettiamo che il processo prosegua».
In questi mesi il fratello dell’arrestato si è sfogato più volte con i giornalisti difendendo il congiunto e spiegando che dopo questa vicenda per lui è diventato impossibile trovare un lavoro e qualcuno che gli dia fiducia.
Definito anche il calendario delle udienze: il 4 e 18 marzo e il l'1 e il 15 aprile, per sentire i testimoni e i consulenti (sarà affidato l’incarico per la trascrizione e la traduzione delle intercettazioni). L'imputato sarà ascoltato il primo aprile. Il giovane dovrà difendersi dall’accusa di propaganda e istigazione alla Jihad che avrebbe svolto sul web. Non era uno che frequentava la moschea, ma presidiava la rete con una propaganda incessante, secondo la Dda di Firenze.©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
