Il Tirreno

Pisa

Primaziale in freezer nomine solo nel 2017

di Cristiano Marcacci
Primaziale in freezer nomine solo nel 2017

Il prefetto cerca di ristabilire gli equilibri con l’arcidiocesi e chiede la proroga del Cda al Ministero dell’Interno

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PISA. Opera della Primaziale: si prende tempo. Tutto congelato per i prossimi mesi. L’attuale deputazione rimarrà ancora in piedi così com’è strutturata, per le nuove nomine si dovrà aspettare l’inizio del 2017. La decisione è stata presa al termine di un incontro tra il prefetto di Pisa, dottor Attilio Visconti, e l’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto.

In seguito al confronto, il rappresentante del governo in città ha quindi inviato una lettera al Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno per chiedere una proroga del consiglio in carica, presieduto da Pierfrancesco Pacini.

Dopo le polemiche dei giorni scorsi, con l’arcivescovo Benotto che si è risentito per le presunte ingerenze della politica sulla scelta dei nuovi nominativi, al prefetto è toccato il compito di ristabilire l’equilibrio dei rapporti con l’autorità ecclesiastica cittadina. E per raggiungere questo obiettivo si deve necessariamente passare dalla messa in “freezer” della situazione, ovvero dal mantenimento in vita della deputazione attuale per poi intraprendere un percorso il più possibile condiviso. La proposta di proroga è stata favorevolmente accolta dall’arcivescovo Benotto, il quale ha quindi condiviso l’esigenza di avere più tempo per una riflessione maggiormente approfondita sulle nomine, per cercare alla fine un accordo.

Le vicende delle settimane scorse hanno invece dimostrato che l’accordo era lontano anni luce. La circolare del Ministero in cui era contenuto l’invito ad evitare la replica del mandato per i componenti dei cda delle fabbricerie (com’è l’Opera della Primaziale Pisana) è stata interpretata da Benotto come un affronto rispetto alla sua volontà di confermare alcuni dei membri della deputazione in carica. Conseguentemente bocciato, da parte sua, il quadro che era stato ipotizzato, con l’esclusione illustre di Pierfrancesco Pacini, presidente sin dal 1999, e con la presenza di Giovandomenico Caridi, Mirella Pellegrini, Antonio Strambi, monsignor Gino Biagini, Paolo Moneta, Giovanna Giannini e Luca Ciappi.

Sette nomi estratti dal cilindro della politica, ma rimasti subito indigesti all’arcivescovo, il quale si appella al contenuto della legge sulle fabbricerie. E questa prevede come condizione essenziale il via libera dello stesso responsabile della diocesi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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