Il Tirreno

Pisa

il commento

I PRINCIPI DEL FORO E IL TERRORE DEL 2.0

di MARIO NERI

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Non deve essere un caso che Alberto Marchesi offra una premessa pleonastica: di asili-caserma on line e in tv ne sono comparsi parecchi. Troppi. L’Italia in questi anni, con diverse gradazioni, si è popolata di Cip Ciop e maestre manesche. Ma il caso pisano, è convinto, questa volta ha fatto un salto di qualità. Carabinieri e magistratura avrebbero permesso l’individuazione dei minori e della scuola, consentito ai giornalisti di «inseguire notizie» e allestire «una gogna mediatica» poiché in quelle immagini luoghi, vittime e carnefici sarebbero riconoscibili. E a suon di predare notizie e dettagli, i cronisti avrebbero violato le regole che si sono dati per proteggere i minori. Una su tutte, la Carta di Treviso. Per questo si è trovato costretto a un inedito. Quel pilastro deontologico prescrive pochi concetti ma essenziali: niente nomi, elementi che conducano a un riconoscimento, «foto e immagini non schermati». Il . Tirreno da subito ha deciso di non pubblicare il nome dell’asilo né foto che ne suggerissero la localizzazione. Ma i filmati sì, perché parlano da soli. Seppur sgranati non consentono letture arbitrarie. Magari parziali, ma non arbitrarie. E - per quanto potente possa essere la capacità di scomporre e ricomporre pixel - erano ben oscurati, tanto da rendere irriconoscibili le vittime. La tecnologia oggi è anche un elemento di garanzia. Un contributo della modernità, non un grimaldello per scardinare un patrimonio di legalità, giuridica e costituzionale. Non lo spauracchio 2.0 dei principi del foro.

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