Il dolore
Ucciso dalla leucemia a 46 anni
Era maresciallo della 46esima Aerobrigata. L’Osservatorio militare: «Vittima dell’uranio impoverito»
PISA. Per gli amici era semplicemente Checco, amico giramondo, ultrà del Livorno, compagno ideale per divertirsi e fare serata.
Per l’Osservatorio militare, invece, è la vittima numero 327, una vittima dell’esposizione all’uranio impoverito. Sono le due facce della morte di Francesco Rosito, 46 anni di Livorno, in forza alla 46esima Aerobrigata di Pisa, scomparso ieri pomeriggio al San Raffaele di Milano dopo quasi due anni di lotta contro la leucemia. «Condannato a morire per un cancro contratto quasi certamente per le missioni effettuate all’estero», dice il dottor Domenico Leggiero dell’Osservatorio, che ora porterà l’intera storia di Rosito di fronte alla commissione d’inchiesta parlamentare sull’uranio impoverito. «Non resta che guardare con fiducia i lavori della commissione - continua il medico - e sperare, con la collaborazione di tutti, di arrivare ad un risultato che possa dare fiducia e speranza al personale che ha operato e che continua ad operare all’estero».
I membri dell’Osservatorio militare, che fanno anche da consulenti alla commissione d’inchiesta, sono certi che la malattia sia la diretta conseguenza di un’esposizione non protetta all’uranio durante gli anni di servizio. «I sintomi sono identici ad altri casi» confidano.
La divisa che indossava infatti lo ha portato spesso all’inizio degli anni Duemila nei territori devastati dalle guerre, dal Kosovo al Libano passando per l’Albania. Era un membro della 46esima Aerobrigata di Pisa da ormai quasi trent’anni e nella sua carriera non si è mai tirato indietro di fronte ad una missione. «Era una persona divertente che sapeva essere seria al momento giusto» spiegano gli amici. «In ventotto anni che ci conoscevamo, non l’ho visto mai arrabbiato: sapeva regalarti sempre un sorriso o una battuta - dice un paricorso di Rosito - Un ragazzo intelligente simpatico affabile».
Lo stesso dipinto che danno di lui a Livorno, dalla curva amaranto agli amici più intimi, con cui non ha mai smesso di scherzare. «Sembrava indistruttibile - continua il paricorso - Ma alla fine sono riusciti a distruggerlo». Il collega di Rosito, come l’Osservatorio militare, è sicuro che ci sono delle responsabilità dietro la scomparsa dell’amico. «Sembra essere un momento chiave del follow out dovuto all’esposizione senza mezzi di protezione sui teatri operativi in cui è stato utilizzato uranio impoverito - dice Leggiero - Le ha provate tutte Francesco, con l’aiuto della sua famiglia ovviamente. Alla vicinanza e collaborazione dei colleghi però non vi è stata una risposta delle istituzioni militari ed anche i familiari di Francesco dovranno agire per avere giustizia».
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