Il Tirreno

Pisa

«Non risalgo sul bus, tornerà a cercarmi»

di Mario Neri
«Non risalgo sul bus, tornerà a cercarmi»

Parla l’autista picchiato in strada da uno scooterista Libero l’aggressore. La Ctt: «Vigilantes privati»

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PISA. «Come mi sento adesso? Vuoto, come se mi avessero prosciugato. E sotto assedio. Oppresso dall’ansia, dal dolore alla mandibola, da questo fischio continuo che rimbomba nella testa e non vuole andarsene e poi, sì, anche dalla paura». Le ferite, quelle sulla pelle, sono l’aspetto meno inquietante. Massimo Barsotti, 52 anni, originario di Cenaia, residente a Cascina, da 30 autista della Ctt Nord a Pisa, non riesce ancora a spiegarsi perché un uomo di 30 anni martedì gli si sia scagliato contro con tanta violenza ad un incrocio e per un motivo banale, come ne capitano tanti a chi guida un bus in città ogni giorno. «Mi ha pestato come un sacco. Un animale, non si è fermato, dopo avermi steso con un pugno ha continuato senza pietà, ho perfino creduto di morire».

Ogni premessa, scusa, spiegazione sembra superflua in questa storia, ogni attenuante esclusa da una violenza gratuita che neppure per un momento ha mostrato una ragione per venir giustificata. Eppure ieri il giudice non ha convalidato l’arresto. L’aggressore di Barsotti se l’è cavata con l’obbligo di firma.

«Non sono riuscito a dormire - dice Massimo - Ci vorrà del tempo prima che ritorni a guidare il bus». Barsotti è amareggiato. «Moltissimi colleghi e amici mi hanno chiamato per chiedermi come stavo, dai vertici dell’azienda una chiamata solo dopo più di 24 ore, ma meglio di niente», dice l’autista parlando fuori dall’aula di tribunale dove si è tenuta la direttissima. Un’aggressione nata da una precedenza mancata e un diverbio. «Stavamo percorrendo entrambi via Garibaldi, l’avevo scorto nello specchietto, lui era sullo scooter, saltava la fila passando sul marciapiedi a destra, poi a un certo punto mi ha superato a sinistra e credevo che avrebbe proseguito nella mia direzione, in via Santa Marta. Invece mi ha tagliato la strada – racconta Barsotti – ho dovuto frenare bruscamente, e d’istinto gli ho suonato. Ma per me sarebbe finita lì. C’erano 70-80 ragazzi a bordo, e per controllare che tutti stessero bene non potevo passare dal corridoio centrale, così ho aperto le porte e sono sceso. Non lo nego, ci siamo mandati a quel paese, ma non appena mi ha visto, quel ragazzo ha gettato a terra il motorino, mi è venuto incontro e, dopo varie offese, mi ha sferrato un cazzotto. Sono finito a terra, mi sono rialzato senza reagire e ho chiamato i carabinieri. Pochi secondi mi aggredito di nuovo, alle spalle. Era una furia, mi ha sferrato addosso una raffica di pugni, così sono scappato a piedi, ma ha continuato ad inseguirmi finché non ho sentito le sirene dei carabinieri».

Se l’è presa anche con loro. Un militare ha rimediato una ferita all’occhio. Ma Barsotti teme che possa succedere ancora. «Ho il terrore – dice – Ormai sono troppi gli episodi di violenza ai danni di chi guida i bus in città. Non so quando riuscirò a tornare alla guida, stanotte non sono riuscito a dormire». Per il dolore, certo, Barsotti ha rimediato un taglio suturato con sette punti in bocca, all’altezza della guancia sinistra, uno anche sull’orecchio sinistro e una lesione al destro, poi ematomi e contusioni al collo. «Ma a pesarmi di più è la paura, temo di poterlo incontrare di nuovo, che mi venga a cercare». Prima dell’udienza l’autista ha ricevuto le scuse del fratello del suo aggressore, a nome di tutta la famiglia. «Be’ un gesto apprezzabile, da parte sua e dei genitori, ma prima di perdonare quel ragazzo deve passare un po’ di tempo. Deve imparare a comportarsi, sembrava un animale, voleva solo picchiare». Barsotti però non si costituirà parte civile. «No, non chiederò il risarcimento perché non ho fiducia nella giustizia. Tempi lunghi, costi molto alti e nessuna certezza».

«Allucinante – dice il presidente di Ctt Nord, Andrea Zavanella – Siamo ormai di fronte ad un’escalation di episodi di violenza ai danni del nostro personale. Aggressioni, borseggiatori, passeggeri senza biglietto che inveiscono contro chi guida il bus o i controllori, così è impossibile andare avanti». «Certo – continua – mi auguravo che il responsabile del pestaggio venisse punito con fermezza, sapere che invece non è neppure in arresto mi lascia basito. Penso che si debba rilanciare anche un coordinamento tra istituzioni per la sicurezza sui mezzi pubblici. Noi fra poco installeremo le telecamere a bordo dei bus ma vogliamo sperimentare, per le linee più a rischio, forme di security privata. Vigilantes che saranno sugli autobus di sera e sugli extraurbani».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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