Il Tirreno

Pisa

«Fate le case popolari al posto della Mattonaia»

di Nilo Di Modica

Una manifestazione di “Municipio dei Beni Comuni” e “Una città in Comune” «Rimasta invenduta per 3 volte: la struttura va tolta dal piano delle alienazioni»

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Un futuro fuori dal piano delle alienazioni «che peraltro ha fruttato appena 500mila euro sui 15milioni di svendite previste».

È questo ciò che Municipio dei Beni Comuni e Una Città in Comune chiedono per la Mattonaia, l'edificio costruito fra il 1985 e il 2000 sui ruderi dell'antico chiostro di San Michele in Borgo usando anche fondi dell'Edilizia Residenziale Pubblica.

La denuncia dei movimenti arriva puntuale allo scadere dell'ultimo bando per la vendita, andato nuovamente deserto a nove anni di distanza dal primo tentativo (era il dicembre 2006).

«Questo luogo era stato pensato per portare i lavoratori in centro, invece è diventato uno dei tanti simboli della svendita dei beni pubblici e lasciati all'abbandono di questa città – dice Fausto Pascali, del Municipio dei Beni Comuni –. Un sito il cui valore in questi anni è decaduto da 3,7 a 2,9 milioni di euro, che si cerca di dar via con un bando da 5,6 milioni che prevede una permuta ed un'integrazione da parte dello stesso Comune».

L'edificio, che racchiude al suo interno un giardino, oltre 400 mq pensati per fondi commerciali e 11 appartamenti pressoché finiti ma evidentemente poco appetibili per il mercato, forse perché costruiti con criteri nel frattempo divenuti desueti e comunque da riqualificare, fu occupato dai movimenti alla fine del 2013 per due settimane.

«Il sindaco definì quel gesto “un atto ostile”, quando noi riaprivamo una piazza in pieno centro riempiendola di attività e socialità, facendone il fulcro di un processo partecipativo aperto al quartiere e alle associazioni – continua Pascali –. Un futuro di autorecupero ancora possibile e doveroso, in un momento in cui peraltro esso viene agevolato da numerosi finanziamenti europei, e risponderebbe ad un emergenza sfratti importante che insiste sulla città».

Su tutto, intanto, pende anche un esposto alla Corte dei Conti presentato in collaborazione con l'Unione Inquilini, ancora da risolversi.

«Mentre si continuano a spendere soldi, quasi 90mila euro negli ultimi tre anni, per ovviare ai problemi sanitari e di degrado che la struttura, abbandonata ai piccioni, porta inevitabilmente con sé. Un'emergenza segnalata dagli stessi abitanti che vivono nel quartiere che periodicamente viene recepita dall'Asl – spiega Francesco Auletta, capogruppo in consiglio di Una Città in Comune –. Tutto questo mentre la stessa l'assessora Ylenia Zambito in commissione smentisce il collega Serfogli ponendo dubbi sull'intera operazione, la cui riuscita comunque comporterebbe l'inserimento della città in una lista nera della Regione se i soldi non tornassero in seno ai fondi utilizzati per l'edilizia popolare».

Proprio questa famigerata black-list è finita al centro di un'interrogazione presentata al consiglio regionale dai consiglieri Fattori e Sarti di Sì Toscana a Sinistra, di prossima discussione, in cui si domanda della regolarità dell'intero piano di vendita.

«Quegli spazi vanno usati per combattere la crisi, non per fare speculazione – conclude Auletta – la politica delle vendite che interessa in questo momento una bella fetta di edifici abbandonati in centro non ha mai funzionato e non funzionerà mai e i dati sul piano delle alienazioni lo dimostrano».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa