Sicurezza
Petizione della Paim «Telecamere in asili e strutture per anziani»
La decisione dopo una riunione con i vari responsabili e in seguito ai maltrattamenti accaduti al nido cittadino
PISA. Installazione di telecamere all’interno dei siti di servizi educativi, come ad esempio gli asili nido, e nelle strutture sanitarie per anziani, diversamente abili e soggetti psichiatrici.
È quanto viene chiesto con una petizione promossa dalla cooperativa sociale Paim, che in provincia gestisce alcune di queste strutture. L’iniziativa, ovviamente, prende spunto dai fatti accaduti nei mesi scorsi in un asilo nido della città, dove a causa dei maltrattamenti subiti dai bambini (ampiamente documentati dalle telecamere dei carabinieri) sono nei guai tre maestre, una delle quali addirittura agli arresti domiciliari.
«La petizione – spiega il presidente della Paim Giancarlo Freggia – è promossa dalla nostra cooperativa e da tutte le figure professionali che operano all'interno delle sue strutture e dei suoi servizi socio-educativi e socio-sanitari».
Proprio ieri, nella sede della Paim in via Sant’Antioco a Navacchio, si è tenuto un incontro tra il presidente Giancarlo Freggia e i vari responsabili delle strutture che fanno riferimento alla cooperativa per raccogliere adesioni e divulgare l'iniziativa ai cittadini e agli utenti interessati.
«Come organizzazione no profit che da anni si occupa della cura e della crescita delle persone più vulnerabili Paim crede fortemente – afferma Freggia – che occorra uno strumento più veloce e immediato per intervenire in situazioni che possono provocare un danno irreversibile: ovvero l'uso di telecamere per comprovare reati sul luogo di lavoro. Parallelamente la cooperativa Paim riconosce l'importanza che tutto il personale socio-sanitario ed educativo sia facilitato nella professione assistenziale ed educativa, un mestiere complesso e in divenire, mediante coordinamenti, supervisioni e supporti psicoattitudinali. La battaglia che dobbiamo vincere è sconfiggere la malattia dell'indifferenza, dell'atteggiamento omertoso, complice e collusivo. Ognuno di noi, in base alle diverse responsabilità e funzioni, ha una coscienza etica dalla quale non può prescindere. Quando accadono fatti come questi perdiamo tutti: in primis chi è danneggiato, le famiglie, gli operatori, la comunità intera».
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