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di Pietro Barghigiani
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PISA. Finanza in Comune per acquisire atti e informazioni relative all’inchiesta sulle fidejussioni “tossiche” presentate dalla Sviluppo Navicelli Spa, la società che avrebbe dovuto urbanizzare la...

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PISA. Finanza in Comune per acquisire atti e informazioni relative all’inchiesta sulle fidejussioni “tossiche” presentate dalla Sviluppo Navicelli Spa, la società che avrebbe dovuto urbanizzare la darsena pisana fallita nell’aprile 2015.

Le Fiamme Gialle si sono mosse su mandato della Procura che sulla Sviluppo Navicelli ha aperto tre fascicoli: il primo sulla vendita dei terreni del Comune alla società e da questa a Ikea nel 2012; il secondo sull’ipotesi di bancarotta in conseguenza della sentenza di fallimento; il terzo promosso dall’amministrazione dopo la presentazione di un esposto a seguito della scoperta delle garanzie “tarocche” della Spa naufragata quasi un anno fa con un passivo di 32,8 milioni di euro. Sotto la lente della magistratura, che ha ottenuto dal Comune tutto il carteggio tra Palazzo Gambacorti e società, è finita la documentazione prodotta dalla Sviluppo Navicelli che nel 2009 e nel 2012 aveva presentato garanzie firmate Union Credit Finanziaria Spa con due dettagli mai comunicati all'ente: nel 2008 il ministero delle Finanze l'aveva cancellata dall'elenco delle società abilitate e nel 2009 la Ucf Spa era stata messa in liquidazione. Tradotto: il Comune era garantito con fogli equivalenti a pezzi di carta neanche utili per fare le fotocopie.

L’assenza di controlli interni da parte degli uffici comunali, denunciata anche da Una città in Comune-Prc, ha portato l’amministrazione a svolgere una ricognizione interna che nei giorni scorsi è arrivata al seguente risultato: una fidejussione ogni dieci, tra quelle di cui il Comune è attualmente in possesso a garanzia di opere pubbliche, è irregolare. In totale le opere coperte da fidejussioni hanno un valore complessivo di circa 15 milioni di euro. Sono attive 200 polizze, 27 delle quali gravate da vizi sostanziali.

La vicenda della Sviluppo Navicelli ( con 4,5 milioni di euro di garanzie inutilizzabili) ha alzato il velo su un sistema che non è solo pisano. La crisi ha costretto le imprese a cercare sconti anche sul fronte delle fidejussioni e allora, anziché rivolgersi a banche e assicurazioni primarie, in tanti si rivolgono a un mercato più accessibile a livello di prezzi. Solo che la facilità di ottenere la garanzia è pari alla fragilità del fidejussore che spesso non ha requisiti e patrimonio per sostenere gli oneri finanziari che è chiamato a coprire. Oltre alla Spa fallita sono venute fuori garanzie “tossiche” del gruppo Bulgarella (5 milioni) e Boccadarno (820.000 euro), società di gestione del porto di Marina di Pisa. L’esempio di Pisa ha fatto scattare una revisione interna anche al Comune di San Giuliano Terme dove è iniziato un controllo sulle fidejussioni presentate da aziende private con richiami scritti a mettersi in regola e a sostituire le garanzie lacunose con contratti affidabili.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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