Proteste
Mobilitazione alla Camera di Commercio
I dipendenti insorgono contro la bozza di decreto che ne prevede il ridimensionamento
PISA. «È forse la prima volta che i dipendenti pubblici per tutelare il proprio posto difendono il ruolo dell’ente in cui lavorano candidandosi a scrivere con il governo una riforma che porti ad una riorganizzazione e ad un efficientamento delle attività e dei servizi». Hanno incrociato le braccia, ma si sono anche rimboccati le maniche. E la protesta contro la riforma delle Camere di Commercio avanzata dal governo si è trasformata in una piattaforma di idee e in una mobilitazione di proposte di riorganizzazione del sistema camerale volta ad un efficientamento e ad una maggiore offerta - in termini di servizi e qualità - alle imprese e alla cittadinanza.
«Una bozza di decreto circolata nelle ultime settimane prevede il ridimensionamento del sistema camerale avviando la strada di un progressivo smantellamento delle Camere di Commercio, che hanno già subìto un taglio della principale fonte di finanziamento, il diritto annuale, che nel 2017 toccherà il 50%», spiegano Roberta Colombini, Rsu della Camera di Commercio di Pisa, Silvana Donati, rappresentante della Cgil, Alessandra Arcese e Fabio Tongiorgi di Ecosistema Camerale, associazione nata da un gruppo Facebook (che vanta oltre 2.500 iscritti) finalizzata «alla diffusione delle buone prassi del sistema, all’informazione sul ruolo delle Camere di Commercio e alla discussione su proposte positive di rinnovamento».
Ciò rischia di tradursi in un taglio delle funzioni e dei servizi offerti alle imprese e alla cittadinanza, tra i quali le attività di promozione, di mediazione e conciliazione, vigilanza e controllo dei prodotti, internalizzazione, alternanza scuola-lavoro, contributi e finanziamento delle imprese. Il tutto accompagnato da un percorso di accorpamento delle Camere di Commercio con meno di 75.000 imprese iscritte che rischia di far sparire anche la sede pisana di piazza Vittorio Emanuele. Una realtà formata da oltre 50.000 imprese e 64 dipendenti (il 55% con un’età minore di 50 anni, il 44% laureato e per il 70% formato da donne) senza ricevere alcun finanziamento dallo Stato. «Smobilitare questo sistema significa togliere dal territorio un presidio di controllo e legalità, che porta benefici economici e supporta il mondo dell’impresa, formato dal 95% da piccole e medie aziende di cui l’86% fatto di micro e piccole imprese. Smobilitare questo sistema significa cancellare anche quelle ricadute che, direttamente o indirettamente, la Camera di Commercio ha sulla cittadinanza», dicono i rappresentanti della Camera di Commercio.
«Una riorganizzazione è necessaria, finalizzata però ad apportare benefici e non a ridursi ad una semplice operazione politica. Chiediamo di lavorare di più e meglio». Ecosistema Camerale ha per questo sottoposto al governo una proposta di riorganizzazione che prevede tre assi di intervento: «riforma della governance, con una semplificazione, la soppressione dei consigli e l’elezione diretta di giunte e presidenti con strumenti digitali; ridefinizione dei servizi alle imprese, con l’evoluzione delle attuali attività, l’individuazione più efficace delle esigenze delle imprese e un’assistenza tecnica per la riduzione della complessità burocratica; efficientamento delle funzioni, dalle politiche del personale ai sistemi informatici e contabili». Il tutto accompagnato da una riduzione delle Camere di Commercio «secondo criteri di efficienza e tenendo conto delle condizioni geoeconomiche dei territori».
Danilo Renzullo
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