Sicurezza
«Io, rimpallata dal medico al call center»
Irene, 30 anni, racconta la sua odissea: «Non voglio più sentire appelli di politici ed esperti, vaccinarsi è impossibile»
PISA. «Ho 30 anni, mi sono laureata in architettura e sto ultimando una specializzazione a Firenze in beni architettonici. Vivo a Pisa con mio marito e sono mamma di un bimbo di quasi 17 mesi. Da novembre sto cercando di vaccinarmi, senza successo, contro il meningococco C. Scrivo a voi perché non so più a chi rivolgermi».
Medici di famiglia, call center, distretti e ambulatori Asl. Irene Nizzi era stufa di essere rimpallata da un ufficio all’altro, da una porta all’altra. Ha tentato in tutti i modi di ottenere un appuntamento per fare quello che da esperti e autorità fanno rimbalzare sui giornali e nei tg. “Ok, ci credo ha detto, voglio proteggermi anch’io”. Solo non c’è ancora riuscita. «Sui giornali - scrive - ogni giorno leggiamo di un nuovo caso di meningite, medici e politici non fanno che raccomandare la vaccinazione, si fa tanta pubblicità sulla campagna straordinaria messa in atto per vaccinare gratuitamente fino a 45 anni. È un continuo dare raccomandazioni. Come se la gente non volesse vaccinarsi, come se le persone non fossero già spaventate abbastanza. La verità è che non ci sono sufficienti mezzi per mettere in atto quel che si pubblicizza».
Non tutti i medici di base sono costretti a vaccinare, dice, e per vaccinarsi bisogna chiamare «un numero sempre occupato e le liste di attesa sono lunghissime anche per coloro che avrebbero la precedenza in quanto fascia a rischio».
A ottobre Irene ha provato a chiedere al proprio medico di base, «ma ero in allattamento - dice - e mi ha consigliato di aspettare. A dicembre sono tornata da lui ma aveva finito le dosi e mi ha detto di andare alla Asl 5 di Pisa dove è in atto la campagna di vaccinazione che tanto si promuove. Dopo decine di telefonate prendo finalmente appuntamento ma qualche giorno dopo sono stata costretta a rimandare perché mi sono ammalata». E la cosa paradossale, racconta, è che pur essendosi recata personalmente sul posto per disdire, «dato l'intasamento delle linee telefoniche, mi dicono che per prendere un altro appuntamento dovevo telefonare». Non si dà per vinta. E a gennaio prova più volte, ma quando se va bene, invece del messaggio "le nostre linee sono momentaneamente occupate, la preghiamo di riprovare", ci sono sempre almeno 5-6 chiamate in attesa prima della sua, a volte anche 9-10. «Un giorno ho atteso anche 50 minuti al telefono mentre la voce registrata diceva "la sua chiamata è la prima in coda" ma niente, scattano le 13 e nessuno risponde». Qualche settimana fa finalmente Irene è riuscita a prendere la linea. E altro che uno o due mesi di attesa per un appuntamento, come ha dichiarato ieri l’Asl al Tirreno. Irene racconta di aver ottenuto un appuntamento «per il 2 maggio. Il 2 maggio? E nel frattempo? - si è chiesta - Tutti i giorni vado in treno a Firenze, frequento biblioteche e archivi per motivi di studio, la meningite non è che aspetta maggio». Mi dicono di rivolgermi al medico di base, cosa che ho già fatto più volte, ma dice che ha chiuso con le vaccinazioni, ha troppi pazienti e, come altri medici di base, non intende ripetere la campagna nonostante le numerose richieste. Spiego la situazione, ma non niente, così di tanto in tanto mi rimetto al telefono. Non so se il problema è la mancanza di vaccini, la mancanza di personale, se è il caso di costringere i medici di base a vaccinare pur con tutti i problemi che questo comporta. Non lo so. So solo che non voglio più sentire un politico o un medico o un assessore o altri dire "vaccinatevi" perché è un appello inutile, non è possibile farlo».
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