Sicurezza
È emergenza, ma i vaccini sono quasi finiti
Anche due mesi l’attesa. Saccardi: «Arrivano» Ma rischiano di andare tutti al centro Toscana
PISA. Ottomila cinquecento chiamate dalle 9 alle 13, il call center di nuovo subissato di richieste e un’altra volta mandato in tilt dalla paura del contagio. Ma questa volta a far scattare l’allarme è soprattutto lo spettro concreto di un esaurimento delle scorte. «Restano poco meno di 400 dosi - dicono dall’Asl di Pisa - siamo autonomi fino a martedì, poi dovremo interrompere la vaccinazione se dalla Regione non ci inviano il siero».
Se c’è un numero per misurare l’impatto sulla provincia di Pisa dell’ennesima emergenza meningite in Toscana questa volta a farlo registrare non è tanto il Cup dell’azienda sanitaria, quanto i suoi magazzini. Ieri l’assessore Stefania Saccardi ha annunciato che l’Aifa, l’agenzia nazionale del farmaco, lunedì sarà pronta a mettere a disposizione della Toscana 150 mila dosi. Tante ma non abbastanza, visto che ne servono 250 mila per fronteggiare l’emergenza fra Firenze, Prato e Pistoia. La speranza è che la ripartizione, seppure in misura minore, tenga conto anche delle province meno colpite dal contagio. Se non fosse così anche gli appuntamenti fissati finora rischierebbero di slittare e l’Asl sarebbe costretta a stoppare le prenotazioni.
E non è che i tempi, già così, siano particolarmente incoraggianti. L’esplosione ravvicinata di nuovi casi (10 in Toscana dall’inizio dell’anno) ha riacceso i timori dei cittadini. Ogni giorno sul territorio i centralini dell’azienda riescono a raccogliere appena 350 prenotazioni a fronte di migliaia di richieste. A Pisa l’attesa media è di circa un mese, zero posti fino marzo. Fra Pontedera e Valdera calendario pieno fino ad aprile, ammettono dall’Asl. Sei i distretti impegnati nella distribuzione. «Appena ci arriveranno le nuove dosi, li triplicheremo», proseguono dall’Asl.
Che gli ambulatori sarebbero stati presi d’assalto da una nuova ondata di utenti impauriti dal meningococco C era prevedibile. La diffusione del batterio in regione martedì è ufficialmente entrata nella lista delle emergenze sanitarie nazionali. Nella sua missione a Roma, Saccardi è riuscita a strappare la promessa di aiuti economici al ministro Beatrice Lorenzin. Addirittura le altre regioni hanno cominciato a girare le proprie scorte in Toscana. Finora sono stati 400 mila i toscani che hanno aderito alla campagna vaccinale, per i quali la Regione ha speso circa 9 milioni di euro. Saccardi ne ha chiesti altri 30. L’epidemia - dicono gli esperti - adesso impone un salto di qualità. Sono 10 i casi di infezioni da meningococco C registrati da inizio 2016, e si aggiungono ai 31 dell’anno scorso, la metà delle diagnosi rilevate in tutta Italia nel 2015. Otto finora i morti. Ma a preoccupare gli esperti dell’Istituto superiore di Sanità è anche il comportamento del batterio. Sembra capace di cambiare bersaglio se trova comunità immunizzate, così ha cominciato a colpire persone in età avanzata. Un elemento che fa del caso toscano quasi un inedito per la letteratura scientifica. I picchi di maggior diffusione sono concentrati fra Firenze, Prato, Pistoia ed Empoli, aree per cui è stata decisa l’estensione della vaccinazione gratuita a tutti i cittadini. Da noi, dove sono stati tre nel 2015 i casi di C (Ponte a Egola, Cascina e Pisa) resta gratis da 11 a 45 anni, da poco lo è per gli studenti fuori sede, e si pensa a sconti grazie al copayment del vaccino, cioè una prestazione in parte pagata dal pubblico. I dubbi sull’utilizzo del farmaco sopra una certa soglia di età non riguardano i rischi, esclusi dagli esperti, ma la sua efficacia, finora mai testata. La speranza è che di qualcosa del carico in arrivo da Roma tocchi anche a Pisa.
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