Il Tirreno

Pisa

LA PROCURA NEGA GLI ATTI d’indagine CHIESTI DAL COMUNe

L’inchiesta ora punta a scoprire eventuali segnalazioni ignorate

L’inchiesta ora punta a scoprire eventuali segnalazioni ignorate

PISA. L’inchiesta non è chiusa. Lo sguardo della Procura è rivolto al passato, non solo sulle azioni delle tre educatrici indagate, di cui una agli arresti domiciliari, con l’accusa di...

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. L’inchiesta non è chiusa. Lo sguardo della Procura è rivolto al passato, non solo sulle azioni delle tre educatrici indagate, di cui una agli arresti domiciliari, con l’accusa di maltrattamenti. Quello che dovrà essere chiarito è se qualcuno sapeva delle violenze e ha taciuto. Non solo all’interno dell’asilo nido, ma anche a Palazzo Gambacorti. È agli atti dell’inchiesta la perplessità di alcune educatrici sui metodi delle tre colleghe e in particolare di Sonia Ori, la 59enne di domiciliari dal 4 febbraio, già a partire dal maggio 2015. La questione da approfondire è se i malumori sono rimasti nel perimetro dell’asilo o sono stati formalizzati in riunioni di settore e messi a verbale. Chi per responsabilità gerarchica doveva sapere ha, effettivamente, avuto conoscenza di quello che le educatrici denunciavano, di sicuro tra di loro, almeno 8 mesi prima dell’arresto? Ci sono state segnalazioni non recepite o sottovalutate?

Arrivate in Procura poco prima delle 10, l’assessore all’Istruzione, Marilù Chiofalo e la dirigente del settore, Laura Nassi, hanno incontrato per circa un’ora il sostituto procuratore, Aldo Mantovani. Oggetto della visita, chiesta lunedì dall’amministrazione, un confronto sul caso con la richiesta di materiale da parte dell’assessorato. Una pretesa respinta, per ragioni di segreto d’ufficio. Verso le 11, all’uscita dagli uffici giudiziari, l’assessore Chiofalo ha accolto con fastidio la presenza della stampa rinunciando, per una volta, a rilasciare commenti. «Dico solo che l’incontro è stato chiesto da noi e che riceverete un comunicato». Stop. Gli obiettivi dell’incontro erano tre: «Chiedere la possibilità di avere copia o visione di tutti i materiali, video e verbali, allo scopo di supportare i procedimenti disciplinari avviati dall'amministrazione comunale nei confronti delle educatrici coinvolte; condividere lo spazio di azione che è consentito all'amministrazione comunale in questa fase dell'indagine per poter proseguire con i procedimenti disciplinari; condividere informazioni utili nell'ambito della collaborazione sull'indagine».

Chiofalo e Nassi hanno chiesto riscontri sulla fondatezza delle accuse apparse finora sulla stampa, soprattutto verso le due educatrici indagate (Donatella Castiglioni e Marcella Ricci) per avviare un’azione disciplinare che, nelle intenzioni del Comune, dovrebbe concludersi con il licenziamento. Una decisione che viene valutata anche per le altre tre colleghe che lo scorso gennaio si sono presentate ai carabinieri per denunciare comportamenti di cui già, a partire dal 31 ottobre, i militari erano a conoscenza grazie a un’ausiliaria della mensa. Ma le tre operatrici sapevano da molto prima degli eccessi che, a ritroso nel tempo, hanno costruito un’immagine di severità gratuita verso i piccoli per la donna finita agli arresti domiciliari. Per il procuratore reggente, Alessandro Crini l’incontro con assessore e dirigente è stato sereno «anche se, per esigenze investigative, non possiamo consegnare gli atti dell’inchiesta al Comune che, come datore di lavoro di persone sotto indagine, ha il diritto di sapere, ma non certo in questa fase istruttoria».

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web