Sicurezza
Il mare d’inverno? È tutto di ghiaia
Per un conflitto di competenze tra la ridimensionata Provincia e la Regione nessuno interviene per spianare le spiagge
PISA. Sembra mare ma non è. Sono dune di grossi ciottoli di scarti di marmo che dovrebbero essere le nostre spiagge di ghiaia. Peccato che questi grossi cumuli “dunali” concentrati soprattutto nella zona di piazza della Gorgona, sono ancora lì. Un’operazione quella contro l’ erosione costiera che dura da circa 15 anni. Il cronoprogramma per la fine dei lavori non lo sa forse nessuno o non vuole essere rivelato e spiegheremo l’“odissea” telefonica di ufficio in ufficio durata quattro giorno, per alla fine avere come risposta dalla Provincia: «È la riforma bellezza». Peccato che ad oggi siano stati spesi 6 milioni di euro di soldi pubblici e i ghiaioni rimangono lì, in più punti sulla costa marinese. «Il nostro litorale è l’unico al mondo dove da anni il mare non si vede o si scorge a malapena», dicono alcuni commercianti di Marina. «La prossima volta che comprerò casa qui, la comprerò al terzo piano se voglio vedere il mare», dice un residente che da quest’estate ha un muraglione di ghiaia innanzi agli occhi.
I ritardi e la storia delle spiagge di ghiaia. Di spiagge di ghiaia se ne parlava già nel 2001, e se ne parlava male come riporta un articolo di Legambiente dove si raccoglievano le testimonianze di alcuni gestori di stabilimenti balneari che con la ghiaia ed il “pennello” perpendicolare alla costa (nel tratto tra il Barbarossa e Roca del Mar), si erano visti ridurre la spiaggia giorno dopo giorno. Negli anni a seguire, i marinesi hanno definito quei ciottoli spiaggiati come “muraglioni”, “prigioni per bagnanti” fino alla definizione di “Guantanamo beach”. Proteste, sospensioni dei lavori, sperimentazioni hanno ridotto i lavori contro l’erosione ad un calvario. Il perché delle proteste è presto detto, dato che i cumuli superano in alcuni punti i quattro metri. Chi transita anche solo in macchina, percorre un buon tratto del litorale marinese scortato dall’abbagliante candore di questi cumuli di sassi intervallati qua e là da escavatori congelati dalla salsedine. Il gruppo consigliare “Noi adesso Pisa” nel 2013 raccolse centinaia di firme per proporre soluzioni alternative a quello che alcuni cittadini definivano “uno scempio naturalistico e turistico”. A testimonianza portarono foto subacquee dell'impoverimento della flora e fauna marina e immagini di bagnanti che prendevano il sole all’ombra degli escavatori. Per impedire il propagarsi di polveri e rumori, il litorale marinese fu ulteriormente blindato da pannelli fonoassorbenti, pannelli che sono stati sostituiti poi da reti a maglie larghe arancioni che hanno imperversato fino alla passata stagione balneare. I milioni di euro spesi per questa opera anti-erosione sono ingenti tra sospensione dei cantieri e riaperture continue a macchia di leopardo, anche perché le 80mila tonnellate di ghiaia sono state trasportate via mare per evitare che le strade di accesso a Marina dovessero sopportare il carico di ben 4mila viaggi di camion. Per il solo tratto che va da piazza Gorgona a piazza Baleari, il costo preventivato era di quasi 3 milioni di euro.
I lavori iniziarono a maggio 2014 e dovevano concludersi entro 210 giorni. Nonostante tutte le rassicurazioni dell’ex presidente della Provincia Andrea Pieroni, oggi consigliere regionale del Pd, i ghiaioni, in buona parte, sono ancora lì. Il Tirreno, stando al cronoprogramma divulgato dalla Provincia, scrisse che i lavori sarebbero dovuti finire il 7 gennaio del 2015.
Il vuoto amministrativo. Quattro giornate di telefonate per nutrire almeno la speranza (vana) di poter parlare con un dirigente della Regione Toscana. La domanda era quella di fornire le date certe di fine dei lavori delle spiagge di ghiaia. Soldi pubblici per un cantiere che ormai ha quasi 16 anni. Si inizia con una telefonata in Provincia da sempre referente principale per questo tipo di lavori. Nulla. Ci dicono che la competenza dal primo gennaio è della Regione e ci viene dato il nome e il numero di un dirigente della Regione che però viene evidentemente spostato di ufficio o di mansione continuamente visto che abbiamo dovuto chiamare Siena, Grosseto ed infine Livorno. La segreteria del dirigente ci ha consigliato di fare domanda per mail per un appuntamento. Allora abbiamo richiamato la Provincia e da lì ci hanno risposto: «È la riforma bellezza». E poi si è argomentato: «La competenza è formalmente della Provincia ma non ci sono soldi e le risorse e gli uomini devono essere predisposti dalla Regione». Tradotto: la trasparenza e l’efficienza amministrativa si ritrovano sommerse sotto tonnellate di ghiaia.
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