La manifestazione
Da Roma il suggerimento a firma di Morcone
PISA. All’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto quella circolare diramata nei mesi scorsi dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno non vuole andare proprio giù....
PISA. All’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto quella circolare diramata nei mesi scorsi dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno non vuole andare proprio giù. In diocesi a Pisa la lettera a firma del capo dipartimento Mario Morcone è stata letta come un vero e proprio attacco personale della politica alle prerogative che la legge assegna al vescovo. Per Benotto non è la presenza o meno di Pacini nella nuova deputazione il problema, quanto il fatto che sia ritenuto ininfluente il suo placet rispetto ai sette nominativi da proporre per la deputazione dell’Opera della Primaziale Pisana. Ed è per questo che lo stesso arcivescovo fa continuamente riferimento a quanto previsto dalla legge del maggio 1985. Del resto, a questa normativa fa riferimento lo stesso capo dipartimento Morcone nella circolare inviata ai prefetti italiani dei territori in cui esistono e operano delle Fabbricerie.
«Le Fabbricerie – scrive Morcone – sono rette da un consiglio di amministrazione che si prevede per legge sia composto da sette membri nominati per un triennio, due dal vescovo diocesano e cinque dal ministro dell’Interno, sentito il vescovo diocesano. Al riguardo, posto che gli articoli 35 e seguenti del Dpr n.33 del 14 febbraio 1987 nulla prevedono in materia di riconferma dei componenti, si fa comunque presente che una buona prassi amministrativa suggerisce l’opportunità di procedere ad un rinnovo, almeno per quei componenti che abbiano già effettuato più di due mandati (è il caso di Pierfrancesco Pacini, ndr). Pertanto, per quanto concerne i componenti di nomina ministeriale, si segnala l’opportunità, alla scadenza dei consigli d’amministrazione, di procedere alla sostituzione di quei fabbricieri che siano già stati confermati una volta e che abbiano svolto l’incarico per un totale di due mandati».
Il Ministero, dunque, parla di “buona prassi” e ammette che non esiste, nella legge, un limite di mandati. Basta questo all’arcivescovo di Pisa per far valere la sua posizione e rivendicare il diritto a “benedire” tutte e sette le nomine.
(c.m.-f.l.)
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