Il Tirreno

Pisa

Posteggio diventato la terra di nessuno

di Stefano Taglione
Posteggio diventato la terra di nessuno

È in via Alessandro da Morrona, ritrovo di drogati e sbandati

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Da anni è diventato terra di nessuno. Prima era solo un parcheggio, peraltro l’unico gratuito nel raggio di chilometri, ora è ritrovo di sbandati e tossici, venditori ambulanti e campo rom. È il posteggio di San Giusto, in via Alessandro da Morrona, a pochi metri in linea d’aria dalla stazione ferroviaria. Dopo una cert’ora - sostengono i residenti - diventa totalmente insicuro. Ma il degrado vince sempre, ventiquattr’ore su ventiquattro: basti pensare che gli unici che puliscono l’area sono proprio i nomadi che vivono là dentro, armati di scopa e cassetta. Loro - a detta di abita nei dintorni - sono il problema minore, visto che non danno noia a nessuno, al pari dei venditori ambulanti che si improvvisano parcheggiatori. Sono presenti a San Giusto dalla prima mattina, quando gli automobilisti fanno fatica a trovare posto. L’epicentro del degrado è però l’enorme capannone bianco di fronte al parcheggio. Da quando le Ferrovie lo hanno dismesso è diventato appuntamento per tossici e sbandati e, in passato, i blitz delle forze dell’ordine hanno dimostrato come, insieme agli altri a qualche decina di metri, si fosse trasformato in una centrale dello spaccio. Due reti metalliche lo dividono dal parcheggio e dai binari, ma non servono certo a tenere lontane le persone, visto che scavalcano o si calano abilmente dall’altra parte del cavalcavia, dove farlo non è troppo pericoloso. Siringhe, bottiglie di ogni genere, materassi e sporcizia accolgono chi, intrufolandosi, va a vedere cosa c’è dall’altra parte (ieri, per esempio, il cancello delle Ferrovie era aperto). Le siringhe, sporche di sangue e con gli aghi inseriti, si possono trovare pure sull’asfalto, fra una macchina e l’altra, dalla parte opposta rispetto a dove sono piantate le roulotte dei nomadi.

Quello di San Giusto è uno dei pochi parcheggi che, sebbene con le strisce blu, consentono ancora la sosta gratuita a chiunque voglia lasciare l’auto a ridosso del centro. Chi arriva da fuori città e deve prendere il treno, infatti, può posteggiare la macchina vicino al cavalcavia ed essere in stazione nel giro di 5-10 minuti, a piedi o in pullman. Anche chi parte con l’aereo si serve dell’area di via Alessandro da Morrona, tanto che per i residenti trovare posto è sempre più difficile, la mattina come nei weekend. Facendo lo slalom fra buche che paiono voragini e vetri rotti che non vengono mai rimossi. «Io ho paura ad entrare là dentro, negli ultimi anni non ci sono più andata – confessa Carmela Silluzio, pensionata residente a due passi dal parcheggio – e per fortuna la macchina la metto in garage. In ogni caso, ipotizzando di non averlo, preferirei posteggiare da un’altra parte, per esempio sotto i pini correndo il rischio che cada qualche ramo come oggi (ieri per chi legge, ndr)».

Enrico Manzi vive dall’altra parte del cavalcavia e a San Giusto va solo per lasciare la macchina, visto che non si paga. «Le siringhe, peraltro con aghi in bella mostra – dice – rappresentano un forte segnale di degrado e non ci si spiega come mai il parcheggio non venga pulito almeno una volta al mese essendo preda di persone incivili». Tommaso, che come Carmela abita là vicino, ne ha viste di tutti i colori. «La scorsa estate – afferma – ho visto dei ragazzi muoversi attorno al capannone molto probabilmente per cercare della droga. La sera bisogna stare attenti: è facile incrociare persone poco raccomandabili». E in attesa che la zona venga riqualificata, come si dice da anni, quell’enorme area di sosta si è trasformata in una terra di nessuno. Dove tutto è più o meno permesso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze