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Sangue infetto, ministero condannato

Sangue infetto, ministero condannato

Malata di epatite C vince il ricorso: il Tar obbliga lo Stato a versarle arretrati e indennizzo più alto

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PISA. Lo Stato non rispetta una sentenza dello Stato. E sempe lo Stato che corregge sé stesso.

È il paradosso che si è materializzato davanti al Tar di Firenze che ha accolto il ricorso di una contagiata da epatite C grazie al quale ora il ministero della Salute viene obbligato a ottemperare quello che un verdetto del Tribunale di Pisa, sezione lavoro, aveva stabilito nel 2014.

Tema in discussione: la rivalutazione dell’indennizzo previsto a favore delle vittime del sangue “malato” non controllato dal Servizio sanitario nazionale.

La ricorrente, 62 anni, pisana, si è affidata agli avvocati Flavia Costamagna e Serena Degl’Innocenti, vedendosi riconoscere il diritto all’aumento del mensile che ora si attesta sui 730 euro. Non solo. Il Tribunale di Pisa ha anche riconosciuto il saldo degli arretrati per circa 16.000 euro.

Tutto a posto, ma solo sulla carta. Il ministero della Salute non ha dato seguito al pronunciamento del giudice pisano. E ha scatenato non solo la rabbia dei contagiati, ma anche una selva di ricorsi al Tar. Che, nel caso pisano, accoglie «il ricorso in esame dichiarando l'obbligo del ministero della Salute di corrispondere alla ricorrente le somme di cui alla sentenza da ottemperare entro il termine di giorni trenta dalla comunicazione in via amministrativa o dalla notificazione della presente sentenza».

La signora pisana contagiata è una delle migliaia di vittime che hanno subìto trasfusione di sangue non controllato dal Servizio sanitario nazionale. Nel 1992 una legge, la numero 210, ha riconosciuto ai contagiati, a titolo di solidarietà, il diritto a un indennizzo, che prescinde dal risarcimento del danno in conseguenza del contagio. Si tratta di un assegno bimestrale, in genere tra i 500 e i 700 euro al mese, a seconda della gravità dei danni subiti.

La legge prevede una rivalutazione ma il ministero della Salute la ignora in modo sistematico. Fino a che i Tar non gli ricordano che le sentenze vanno rispettate.(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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