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Chiofalo: «Disumanità e sciacallaggio»

PISA. A Facebook l’assessore comunale alle politiche educative Marilù Chiofalo ha affidato un lungo post-sfogo di risposta ai tanti che hanno messo sotto accusa l’operato e il funzionamento dei...

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PISA. A Facebook l’assessore comunale alle politiche educative Marilù Chiofalo ha affidato un lungo post-sfogo di risposta ai tanti che hanno messo sotto accusa l’operato e il funzionamento dei servizi educativi del Comune. «Ricevuta la copia dell'ordinanza di arresto per la maestra e disposte le sanzioni, tutto il tempo è stato dedicato a ricostruire un pezzo dopo l'altro una comunità fatta a pezzi - scrive Chiofalo -: incontrando più volte genitori e insegnanti, condividendo con loro le lacrime, la rabbia, la paura, i sensi di colpa che ciascuno ha per non aver capito e non aver colto nonostante tutte le attenzioni, condividendo le informazioni e le proposte per migliorare i meccanismi e pensarne di nuovi, per poi ripartire con la disperazione, la rabbia e la paura. Consapevole che sarebbe stato per me un rischio enorme di poter sbagliare la comunicazione anche al netto delle trappole professioniste di certi programmi tv dei quali anche il nome è qualunquista, ma decisa a correrlo per tutelare la mia comunità, di cui sono responsabile. Pudore e dignità mi impediscono di condividere il mio stato personale. In questa vicenda due questioni culturali si sono rivelate chiare. Nei servizi per l'infanzia la relazione tra persone è il motore potentissimo del funzionamento, nel bene che porta alla crescita delle persone, ma anche nel male: è curando le competenze nelle relazioni che si sviluppano qualità e controlli. La seconda è una triste verità: la disumanità genera disumanità, fino a quando qualche persona coraggiosa non decide di rompere il circolo mostruoso. In questa orribile catena, la disumanità inizia con i maltrattamenti della maestra, prosegue con l'adeguamento e l'omertà delle colleghe, si alimenta del linciaggio e dello sciacallaggio mediatico nei loro confronti, dei genitori e nei confronti di chiunque possa comodamente fare da capro espiatorio. Comodo perché dà il permesso di voltare lo sguardo altrove rispetto alla verità, sollevarsi da ogni responsabilità, disimpegnarsi dalla fatica di pensare e dal peso di soffrire, frullare un minestrone in cui in assenza di cultura rimanga a pensarci solo la magistratura».

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di Redazione Pisa