Il dolore
Yacht con tonnellate di droga: 4 condanne
La polizia trovò 3.000 kg di hashish in un rimessaggio a Marina
PISA. Un carico da narcotrafficanti arenato sullo sponde dell’Arno.
Quello che avrebbe dovuto essere un approdo da toccata e fuga in un rimessaggio di Marina di Pisa si era trasformato in un arresto il giorno dopo aver attraccato lo yacht stivato di hashish: 3 tonnellate suddivise in 123 colli per un valore milionario.
Indagini lampo e sentenze rapide. Quattro condanne per traffico internazionale di sostanze stupefacenti in concorso con l’aggravante di aver agito in numero superiore a tre e un’assoluzione: è il verdetto emesso dal giudice delle udienze preliminari, Giuseppe Laghezza al termine del processo con rito abbreviato.
Paolo Varagnolo, 61 anni, skipper, nato a Chioggia, residente a Campalto (Venezia), considerato l’ideatore della spedizione finita in malora, è stato condannato a 6 anni e 8 mesi e a 90.000 euro di multa; Mauro Loconsolo, 36 anni, skipper, residente a Bisceglie, 4 anni e 54.000 euro di multa, Giuseppe Giove, 39 anni, residente a Limbiate (Monza e Brianza), 4 anni e 54.000 euro di multa; Emilio Caglia Ferro, 47 anni, originario di Torre Annunziata, residente a Milano, 3 anni e 8 mesi e 40.000 euro di multa.
Assolto per non aver commesso il fatto, Elvis Ballini, 36 anni, di Milano, ingaggiato come marinaio, ma alla sua prima esperienza su una barca, tanto da aver sofferto più volte di mal di mare durante la traversata Italia-Spagna-Italia.
Sulla “Cafè del mar” - che ha dato il nome all’operazione della squadra mobile - uno yacht Leopard di 20 metri immatricolato a Viareggio, i poliziotti il 3 luglio 2014 trovarono Varagnolo, Loconsolo e Ballini. Gli investigatori avevano ricevuto una soffiata sull’imminente arrivo in un rimessaggio sul viale D’Annunzio di Marina di un grosso carico di droga.
Lo yacht era arrivato alle 13,30 del 2 luglio. La segnalazione era azzeccata. Gli appostamenti dei poliziotti non erano stati inutili. E dalla perquisizione sulla barca era arrivata la conferma della maxi provvista con un sequestro da record.
Gli agenti avevano bloccato due persone appena scese dall'imbarcazione e, una volta saliti a bordo, sul natante ne avevano identificata una terza.
Ma soprattutto si erano accorti che il pavimento della barca, in un punto, era leggermente sollevato. Sospetto vincente visto che, appena erano stati scollati i listoni di legno, si era aperta una botola che portava in un vano ricavato dopo aver modificato la struttura della sala macchine.
I poliziotti fecero Bingo trovando quasi 3 tonnellate di hashish. Gli inquirenti, inoltre, si erano anche accorti che i cellulari erano come disattivati.
Sulla plancia di comando si imbatterono in un apparecchio, uno jammer disturbatore di frequenze, usato per isolare i telefonini fino a 800 metri di raggio evitando intercettazioni e geolocalizzazioni. Un accorgimento utilizzato dai corrieri della droga arrestati per rendersi “invisibili” nell’etere.
Nel tardo pomeriggio, quando ancora la polizia era sulla barca carica di droga, due furgoni sospetti avevano rallentato e poi accelerato alla vista del movimento intorno alla “Cafè del mar”.
Un breve inseguimento per le strade di Marina aveva chiarito anche quei dubbi. Al volante c’erano Giove e Caglia Ferro che trasportavano 67 cartoni da imballaggio, due carrelli, 8 rotoli di nastro adesivo, taglierini e diverse paia di guanti in lattice. L’arrivo della polizia bloccò il trasbordo della droga dalla barca ai furgoni. Manette ai cinque coinvolti nel carico e tre tonnellate di hashish tolte dal mercato.
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