Il Tirreno

Pisa

Una quarta testimone è la maestra di sostegno

di Mario Neri
Una quarta testimone è la maestra di sostegno

Un’altra denuncia per la Ori e le colleghe: «Metodi mai visti»

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PISA. «Parolacce rivolte ai bambini ad alta voce e con tono perentorio», piccoli «strattonati o portati in bagno» se piangevano, «scappellotti», schiaffi. E un episodio di rabbia a cui una maestra si lasciò andare anche nei confronti dell’alunno disabile che stava seguendo. Nulla, proprio nulla che avesse mai letto «in nessun manuale». Alla fine non ha retto, e anche lei è andata a denunciare ai carabinieri Sonia Ori, Marcella Ricci e Donatella Castiglioni. C’è una quarta educatrice fra le testimoni sentite dai militari nell’inchiesta per maltrattamenti coordinata dal sostituto procuratore Aldo Mantovani sull’asilo-caserma di Pisa. Un’insegnante di sostegno. La sua testimonianza è stata raccolta dagli uomini del Nucleo investigativo il 22 gennaio scorso.

Un tassello in più, un racconto che si aggiunge a quelli depositati tre giorni prima, il 19 gennaio, dalle altre tre educatrici dell’altra sezione della struttura. Ancora una conferma, dunque, di come quei metodi fossero diventati la norma, «lo strumento di lavoro adoperato per gestire e contenere le intemperanze dei bambini, talvolta davvero flebili, come il rifiuto del pasto, i micro litigi fra i piccoli, la reazione col pianto al distacco dai genitori», scrivono i carabinieri nell’informativa inviata alla procura il 23 gennaio, alla conclusione delle indagini.

Un fascicolo di 37 pagine che raccoglie e sintetizza ventidue giorni di riprese con microspie e telecamere nascoste piazzate all’interno dell’asilo grazie alla prima denuncia arrivata dall’addetta alla mensa. Agli investigatori, l’insegnate di sostegno racconta di comportamenti diversi fra le maestre, soprattutto per l’intensità della rabbia scaricata sulle vittime. Non solo. Finora, se attraverso le dichiarazioni messe a verbale dalle tre colleghe l’arco temporale in cui Ori e le altre si erano accanite sui bambini si allungava indietro nel tempo fino a febbraio 2015, secondo questa nuova versione le angherie avrebbero investito tutto l’anno scolastico 2014-2015. Insomma, questo nido era diventato un nuovo Cip Ciop toscano dal settembre 2014. «I momenti critici in cui si manifestavano questi comportamenti non canonici - racconta ai carabinieri la donna - erano quelli della merenda e del pranzo». Proprio in questo frangenti c’erano due bambini, un maschietto e una femminuccia, ad essere maggiormente presi di mira.

Motivo? Ori, Ricci e Castiglioni usavano le maniere forti perché non sopportavano e non riuscivano a controllare ciò che invece dovrebbe essere connaturato al lavoro che facevano. Alzavano le mani, sollevavano i bambini dai banchi come pacchi, li strattonavano, sculaccivano e offendevano perché i piccoli «molto frequentemente si lasciavano andare a episodi di pianto esasperato». L’insegnante di sostegno ne aveva parlato con le colleghe dell’altra sezione, ma aveva aspettato che l’asilo riaprisse dopo la pausa natalizia. Del resto è stata una strategia adottata anche dalle altre, che hanno denunciato poche settimane fa, anche se nel maggio scorso, dopo aver assistito ad alcune intemperanze della Ori, durante una riunione, gliene avevano chiesto conto. La Ori, oggi ai domiciliari, aveva ammesso: era troppo brusca ma si sarebbe ravveduta. Dopo quella promessa, la vita al nido era ripartita come prima. Ori e colleghe avevano ripreso la loro consuetudine di botte e insulti. Un “sistema” mai intercettato dal Comune. Perché se c’è un elemento che evidenzia questa storia è l’assenza di controlli e di una rete protettiva. Non esiste, per i servizi educativi pisani (e italiani), un meccanismo di verifica della tenuta psicologica delle proprie insegnanti. «Nessuno aveva mai dubitato di quelle maestre, erano tutte di comprovata esperienza, soprattutto la Ori, una delle decane delle scuole comunali, e nessun bambino aveva mai mostrato disagi», ha dichiarato il giorno dopo l’assessore Marilù Chiofalo.

Due affermazioni smentite dai fatti. Uno: le immagini registrate dai carabinieri non sembrano lasciare spazio a dubbi, e proprio la filosofia formativa e l’insofferenza nei confronti dei piccoli («Abbi pazienza, piccola, siamo vecchie e intolleranti», dice la Ori ad una bambina che hanno appena minacciato di picchiare) sembra uno dei detonatori delle violenze. Due: non è vero che tutti i bambini fossero felici di frequentare il nido. Ce n’è uno, quasi “vittima designata” delle tre maestre, che vive con particolare dolore il distacco dai genitori ogni mattina, all’ingresso. «E non è chiaro se le difficoltà siano connesse al suo carattere o piuttosto alla consapevolezza di entrare in un ambiente ostile», scrivono i carabinieri. Le tre educatrici che il 19 gennaio si sono decise a denunciare ne parlano l’ultima volta il 12 dicembre. «Un disagio del genere non lo sistemi mica con l’autorità e con...», dice una alle altre, e mettendo la mano a paletta, e poi mimando uno schiaffo. Per quegli schiaffi la Ori verrà sentita dal gip Giuseppe Laghezza mercoledì per l’interrogatorio di garanzia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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