Sicurezza
Violenza al nido, "Basta, ingoia questa roba": bambini picchiati e imboccati a forza
Botte all'asilo comunale a Pisa, le intercettazioni: le maestre non tolleravano che i piccoli rifiutassero il cibo
PISA. «Smettila di fare la scema, smettila, ingoia questa roba!». Si è accovacciata giù vicino alla bimba con la maglietta rosa, la maestra Sonia. Bum, madonna che schiaffo.
Avete visto bambini? Non si piange a tavola, non si grida, non si sta in piedi all’ora della mensa. Si deve solo mangiare, in fretta, sempre. Anche se capita di avere lo stomaco un po’ sottosopra, anche se oggi le carote e la carne non vogliono proprio andare giù. Forza bimbi, non fatele arrabbiare le educatrici, è un’agonia starvi a guardare da qui, dai brogliacci di questo piccolo romanzo nero ripreso dalle videocamere che hanno piazzato i carabinieri per potervi proteggere. Tenete duro, qui nessuno ce la fa più a vedervi presi per il collo e imboccati a forza, strizzati sulle guance, costretti ad aprire la bocca, schiaffeggiati, derisi, bersagliati di rabbia, rancore e offese. No, purtroppo, non è come a casa che per una volta si pranza a latte e biscotti. Attenta, piccola, che la maestra sta ritornando. «Ora ti dò un pattone eh!, smettila di fare la scema». Bum.
Ecco bimbi, l’ha colpita con il dorso della mano sul viso, ché le nocche fanno più male. «Andiamo, ingoia», dice la Sonia, che ora con una mano le avvicina il cucchiaio alla bocca e con l’altra le spinge la testa. Refettorio, 21 dicembre, ore 11,51, sono passati 22 giorni da quando i carabinieri hanno installato telecamere nascoste e le microspie, e questa è la pagina 18 dell’informativa che il Nucleo investigativo ha consegnato al procuratore capo Alessandro Crini e al pm Aldo Mantovani a conclusione delle indagini il 23 gennaio scorso, e ormai è diventata una scena ricorrente. Un leit motiv dei maltrattamenti. Non disubbidite, lo sapete ormai, è sempre così: Sonia Iacopa Ori, 59 anni, la decana dei servizi educativi finita agli arresti, è fatta così: urla, non li sopporta i «rompi c...o» che piangono e non vogliono mangiare come ora sta facendo la vostra compagna. E anche Marcella Ricci e Donatella Castiglioni, sessantenni, anche loro indagate, sgridano, scherniscono, umiliano, talvolta picchiano e fanno la spia se non seguite le regole di questo asilo-caserma.
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LE INTERCETTAZIONI
Le maestre a un bambino: "Sei una bestia"
Perché in questo nido il cibo non era un piacere, solo un dovere, una specie di duro addestramento ai sapori e agli odori. La bocca andava riempita, tappata, per spegnere le grida, i pianti. Ascoltate qua: 1 dicembre, ore 11,46, refettorio, le telecamere inquadrano un bimbo con la maglia gialla, 2 anni, nel corso dei giorni i carabinieri scopriranno che per le tre educatrici è diventato la calamita di botte, insulti, piccole e grandi vessazioni e violenze, l’oggetto di una persecuzione. Jim (nome di fantasia) piange. Succede spesso, ogni mattina. Basta che attraversi la porta ed esplode. «Chiudi la bocca, stai zitto, non ti si sopporta più», urla la Ori. Lo colpisce al volto, la testa si piega. Si allontana e dopo poco ritorna. Gli si siede accanto, lui non ha voglia del pranzo, invoca la mamma. La Ori lo afferra per la nuca, il collo gli si irrigidisce, sta lì, tutto contratto, gli occhi sbarrati, ma lei con la sinistra vuole imboccarlo.
Provateci voi a non fare come ora fa Jim, che rigurgita tutto, con la minestra che gli cola sul mento. «Va bene, se non la vuoi non la mangi, ma almeno stai zitto». E lui allora sì, muto, in silenzio. Forse c’è una speranza. Se darà retta smetteranno. Ah, finalmente, la maestra è andata da un altro bambino. Invece no, sono le 12,03 e, cavolo, sta tornando indietro. Gli afferra la mano, vuole che impugni il cucchiaio, ora con la mano sinistra l’ha preso alla testa, sembra il braccio di una gru, stringe, e «con la destra lo imbocca di forza», scrivono i carabinieri, tanto che Jim prova a sfuggire, a piegare la testa all’indietro. Piange. A dirotto. «Stai zitto, sono tre mesi che piangi, non ti voglio più sentire». «Rompic...», «bestia!». Il 2 dicembre la scena si ripete. La Ori vuole costringerlo a mangiare: «Oggi gli faccio del male», poi botte, «sei duro come il muro», le telecamere la riprendono mentre la sua mano «con un scatto cerca di infilargli il cucchiaio in bocca». E anche una bimba «la sta facendo incazz...», «ora perdo il controllo».
VIDEO I maltrattamenti ai bambini
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La mensa degli orrori
E intanto Jim la guarda, piange, la agogna, perché qui c’è solo lei che può dargli affetto, ma no, «con te non ci parlo». Il ciuccio è la sua unica consolazione, ma il 3 dicembre gli viene strappato di bocca. A pranzo tocca alla Ricci. Lui vorrebbe alzarsi, è in lacrime, lei gli si avvicina e gli molla una schiaffo. Brusca, lo spinge giù, sulla sedia, gli afferra il capo e glielo ruota, tenendolo bloccato. I capricci, la nostalgia di casa, le fragilità non sono tollerate. Così, il 7 dicembre, la Ori imbocca con la forza una bambina, la prende per la testa e gliela torce indietro «piegata in posizione orizzontale, mettendole il cucchiaio in bocca». «E sei pregata di non piangere!». La mensa per molti è ormai luogo di prevaricazione, spesso prelude all’isolamento.
"E io mi devo votà i cogl..."
Sono tantissimi gli episodi in cui si viene cacciati in bagno, allontanati dal cerchio degli amici se non si mangia e si piange. Ma è perfino vietato il sonno in questo nuovo Cip Ciop della Toscana. Chi crolla per la stanchezza viene obbligato a stare in piedi, «briscolato». Guai a sbagliare. L’alimentazione, fuori da questo codice della crudeltà, è provocazione e privazione: «L’hai rovesciato anche stamani il bicchiere», dice la Ori il 7 gennaio portando via il pasto a un bambino. «Vedrai, dormi più leggero». Tutte educatrici di grande esperienza, aggiornate, formate, nessuno se lo sarebbe aspettato, hanno detto dal Comune il giorno dopo. Sentite però la filosofia formativa qual era: «Bimba, prendi il cucchiaio e mangia, sennò ti levo il piatto», dice la Ori il 15 dicembre. «Inutile, tanto a casa gli comprano il budino. Bimbi sono questi i discorsi che fanno i genitori - dice Ricci - E io mi devo votà i cogl... a insegnargli a fà le ’ose?!».
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