Sicurezza
Un bimbo nel mirino più degli altri
Impressionanti alcune intercettazioni. La Ori molla un ceffone e la Castiglioni si complimenta: «Bella patta Dio bono»
PISA. «Zitto, dai fastidio. Non ti voglio più sentire! Sono tre mesi che piangi a tavola, prendi quel cucchiaino e mangia, se no ti levo il piatto». È il primo dicembre 2015, refettorio dell’asilo nido, sono le 12,03. Il pranzo è iniziato da poco più di un quarto d’ora. E Sonia Ori in questo lasso di tempo si è già scagliata tre volte sullo stesso bambino.
C’è una delle vittime di questo nuovo “Cip Ciop” pisano che più di tutte scuoterà le aule del tribunale quando questa storia arriverà al processo. Perché lei, la maestra di 59 anni finita agli arresti domiciliari per maltrattamenti, e le sue colleghe Donatella Castiglioni e Marcella Ricci, sessantenni entrambe indagate per lo stesso reato, è soprattutto con uno dei loro piccoli alunni che si sfogano.
Lo documenta l’informativa che il nucleo investigativo dei carabinieri ha inviato al procuratore capo Alessandro Crini e al pm Aldo Mantovani al termine delle indagini compiute sul nido comunale. Ventidue giorni di intercettazioni ambientali con microspie e telecamere nascoste, dal 30 novembre 2015 al 14 gennaio scorso, messe nero su bianco sono la cronaca di una persecuzione.
Gli ha urlato le stesse cose un quarto d’ora fa. Perché Jim (nome di fantasia) piange, e lei non sopporta che lo faccia. Nessuna delle tre donne lo tollera. Jim è seduto al tavolo, lei si alza e «lo colpisce al volto» scrivono i carabinieri, «tant’è che il capo del bimbo viene proiettato all’indietro», lei gli punta l’indice sotto il mento e «gli afferra la mandibola». Dopo due minuti con «la mano sinistra gli afferra la nuca» e con la destra prova a «forzarlo a mangiare». Sono tantissimi gli episodi in cui Jim subisce angherie e vere violenze. Viene spintonato, gli tirano i capelli, oppure isolato, escluso dal gruppo. L’isolamento è una costante. I mandarini vengono distribuiti a tutti ma «a te no, non te lo do». Se piange viene portato in bagno. Perché lui è «una bestia, un pazzo», dice in un’occasione Castiglioni. Oppure «uno sciocco, uno scemo», uno che «rompe il c...o», si sfoga Ori. Il 10 dicembre 2015 lo colpisce al volto e alla nuca per quattro volte nel giro di appena 13 minuti, dalle 11,36 alle 11,49. «Mettiti a sedere, mettiti a sedere o ti faccio male!», gli urla il giorno dopo. A volte sembra che la Ori e le colleghe, quasi per pareggiare i conti, applichino una strana equità del dolore. Dopo aver preso di mira Jim con grida e offese («sei duro come il muro»), anche i bambini che giocano con lui o con lui si relazionano ricevono botte, spinte o anche buffetti. Così sempre il 2 dicembre, la Ori, che lo ha sgridato dall’inizio della mattinata, gli passa dietro ma «dà uno schiaffo al bimbo» che gli è accanto. «Bella patta Dio bono», esclama la Ricci. Il giorno dopo è lei ad alzare le mani. Perché sì, non è vero che le altre due stessero a guardare. Ancora il refettorio, 12,09. Jim sta cercando di alzarsi dalla sedia. Prima la Ori lo schiaffeggia e poi interviene lei: «Dopo avergli afferrato la testa gliela ruota energicamente all’indietro, tendendogliela ferma», il bimbo si mette a piangere, e allora il rimedio è come capita spesso l’isolamento. Duro, brusco, spietato. Lo solleva bruscamente e lo lascia andare sul seggiolone, da solo.
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