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Pisa

«No al referendum Renzi» Retromarcia dopo il voto

«No al referendum Renzi» Retromarcia dopo il voto

Il consiglio comunale approva una mozione della minoranza con il sostegno anche di esponenti dem. Il gruppo Pd: «C’era confusione, è stato uno sbaglio»

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PISA. Il consiglio comunale di Pisa, a maggioranza Pd, “boccia” le riforme del governo che per il premier Renzi sono lo spartiacque del suo mandato. Possibile? Possibile: nella seduta di giovedì è stata approvata a maggioranza (con i voti di due esponenti della minoranza interna al Pd) una mozione con primo firmatario Francesco Auletta (Ucic-Prc) in cui si «esprime fortissimo allarme per la deriva autoritaria in atto contro la quale si stanno costituendo in tutta Italia, e anche a Pisa, comitati per il No al Referendum promosso dal governo sulla riforma del Senato».

La mozione è stata votata dai consiglieri di opposizione di Sel, M5S, gruppo misto ed Ucic-Prc, oltre che dai dem Francesco Pierotti e Vladimiro Basta. Contrari altri sette consiglieri Pd, astenuti il consigliere Ncd Latrofa e altri due esponenti Pd, Veronica Fichi e Juri Dell’Omodarme.

Quanto successo a Palazzo Gambacorti ha agitato tutto il Pd, da Pisa sino (almeno) a Firenze. A richiamare all’ordine è Antonio Mazzeo, vicesegretario regionale, con un post su Facebook. «Voglio credere che quello che è accaduto sia stato frutto di un momento di distrazione e sciatteria. Non può esserci alcun equivoco sul giudizio positivo che il Pd dà dal percorso di riforme istituzionali. Sono certo che il gruppo Pd in consiglio comunale vorrà fugare ogni dubbio». Non passano due ore che il gruppo Pd pubblica una nota in cui «conferma il giudizio positivo sulle riforme istituzionali». E poi: «La votazione è stata falsata dalle assenze giustificate di alcuni consiglieri della maggioranza e dalla confusione in aula al momento della votazione, con conseguenti errori di espressione del voto». Ma cosa è successo? «C’era confusione, abbiamo visto qualcuno del nostro gruppo alzare la mano, sbagliando, e siamo andati dietro: c’è chi ha fatto in tempo ad abbassarla, ma non tutti», dice uno dei consiglieri “incriminati”, spiegazione che non migliora l’impressione complessiva. Anche perché tutti e quattro i democratici nel mirino sono riferibili a SinistraDem o comunque non allineati alla maggioranza del partito pisano.

Dario Parrini, segretario regionale del Pd, getta acqua sul fuoco: «Solo una commissione di errori materiali ed assenze giustificate. Non si può parlare di Pd spaccato». Mazzeo rilancia: «Ho sentito il sindaco Filippeschi, è tranquillo. A noi spetta il grande compito di rilanciare l’azione amministrativa e le opposizioni se ne possono fare una ragione. Il governo della città andrà avanti in maniera ancora più forte».

Veronica Fichi è la consigliera Pd che, al contrario degli altri tre, non ha firmato la nota “riparatrice” (giustificata invece l’assenza della firma di De Neri). «Un’astensione - spiega - coerente con la mia posizione critica sulla questione referendum: ci sono aspetti che non condivido. Ma è un pensiero che esprimo sempre all’interno del partito e che niente ha a che vedere, a livello locale, con l’unità del gruppo, per me non in discussione, e con il mandato portato avanti dalla giunta».

Francesco Loi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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