Sicurezza
Per educatrici e maestre nessun test psicologico
Il Comune non adotta prove attitudinali periodiche sul personale
PISA. Il Cip Ciop e i suoi epigoni non ci hanno insegnato nulla. Le immagini sempre più ricorrenti, e a cui ormai siamo quasi assuefatti, di schiaffi, calci, insulti, abusi e violenze sui bambini come quelle catturate dai carabinieri in un asilo nido di Pisa non hanno alzato nessuna barriera. Non ci sono anticorpi a maestre come quella arrestata ieri per maltrattamenti su nove dei quindici bambini di una delle sezioni della struttura.
Ascoltate questa dichiarazione: «Gli strumenti di verifica e controllo della gestione educativa delle strutture dell’infanzia sono affidati agli uffici dei servizi educativi del Comune e ai processi di formazione delle insegnanti e delle educatrici». Stop, tutto qui.
Parole di Marilù Chiofalo, assessore all’istruzione di Pisa. E sono parole che potrebbero essere attribuite a qualsiasi amministratore italiano.
La realtà è questa: non esiste, nel nostro Paese, nessun sistema efficace e indipendente di controllo sulla idoneità psicologica e attitudinale di una educatrice allo svolgimento del suo lavoro. Non almeno quello che ieri è tornato a chiedere Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui minori, invocando «per la milionesima volta - dice - che si istituisca per legge la visita periodica di tenuta emotiva per i docenti».
La stessa cosa ieri sera, dopo un’assemblea infuocata al nido, l’hanno ribadita i genitori. Non solo: su Change.org un gruppo di mamme e babbi ha lanciato una campagna per ottenere dalla Regione «l’installazione obbligatoria di telecamere e altri strumenti di controllo all’interno di asili nido e scuole materne» e «che il personale di queste strutture sia periodicamente supervisionato con test psicoattitudinali». Ecco, per quanto possa sembrare ovvio, non esiste nulla di tutto questo.
Ma quali sono allora i “filtri, esiste una rete protettiva? «Il reclutamento viene effettuato per concorso», dice Chiofalo, secondo cui Pisa è quasi un’apripista. «Prima che si insediasse la nuova giunta di Marco Filippeschi, nel 2008, la valutazione sui nidi era affidata esclusivamente ai test di customer satisfaction», cioè i questionari sul gradimento dei clienti compilati dai genitori, «i quali hanno sempre riportato ottime impressioni su tutti i nidi. Ma noi capimmo subito che non bastava: così abbiamo avviato, con l’Istituto degli Innocenti di Firenze, un progetto per misurare la qualità educativa e gestionale delle strutture».
È un progetto partito in tutto il Pisano, e ha riguardato anche i privati. «Ha coinvolto 42 docenti - spiega la dirigente Laura Nassi - Ogni coppia si recava in strutture diverse da quelle di provenienza per svolgere rilievi sulla idoneità della struttura, verificava i piani pedagogici e le attività formative». Di 17 nidi pisani (8 pubblici, 5 a gestione indiretta e 4 in convenzione), nessuno da cui emergessero anomalie. Nemmeno una nota a margine su metodi un po’ troppo bruschi, non una delle 63 insegnanti comunali segnalata. Il perché è evidente: difficile che il controllore denunci il controllato se sono lo stesso soggetto.
«Il dipartimento sulla sicurezza del Comune ha più volte indicato però il settore dei vigili urbani e quello dei servizi educativi come quelli più usuranti nei test di stress da lavoro», obietta Chiofalo. E proprio per questo, l’amministrazione avrebbe fatto partire il progetto “Benessere organizzativo” insieme all’Asl 5. Come funziona? «Si rilevano situazioni di disagio all’interno di nidi e scuole e poi il report viene sottoposto all’esame di un gruppo di controllo al cui interno c’è anche una psicologa, la quale indica eventuali misure correttive». Indovinate chi fa le rilevazioni? Ovvio: «Le dipendenti stesse delle strutture».
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