Sicurezza
Donazione alla Serantini «Ora una vera sede»
Alla biblioteca il patrimonio librario della famiglia dello studioso De Caro L’appello: «Occorre restituire una collocazione cittadina adeguata»
PISA. Si riaccendono i riflettori sulla Biblioteca Franco Serantini. La famiglia di Gaspare De Caro, intellettuale romano del secondo dopoguerra, scomparso ad ottobre, ha deciso di donare il suo ingente patrimonio librario proprio alla Serantini. Nella collezione privata dello studioso figurano volumi di economia, politica e storia. Ma per la Serantini, prestigiosa istituzione culturale cittadina dedicata alla memoria dell’anarchico Franco Serantini, custode della storia politica e sociale degli ultimi due secoli, non basta.
La biblioteca, un patrimonio di 42.000 volumi, più di 5.000 periodici, oltre a cimeli e manifesti originali, da alcuni anni sopravvive in una sede distaccata dell’Università di Pisa a Montacchiello, con evidenti limitazioni di fruibilità da parte di studenti, docenti e ricercatori. A dispetto del fatto che il suo archivio sia stato riconosciuto di notevole interesse storico dalla Soprintendenza Archivistica della Toscana. Inoltre i tagli dei finanziamenti pubblici hanno lasciato in grave difficoltà la Serantini, che si alimenta solo dai contributi dei soci, degli amici della Biblioteca e degli enti pubblici, Regione (gradualmente scomparsi) e Comune (che rinnova annualmente una convenzione di 5.000 euro, ora incerta). Nella sede della Cgil, il segretario Gianfranco Francese ha ospitato l’appello che il direttore della Bfs, Franco Bertolucci, ha lanciato insieme al presidente Gian Maria Cazzaniga e al vicepresidente Adriano Prosperi. «Si faccia urgentemente qualcosa - ha detto Bertolucci- per trovare risorse economiche per dare continuità di servizi e restituire alla biblioteca una sede cittadina adeguata». Una richiesta che il sindaco Filippeschi sembrò accogliere fin dal 2013, tanto da farlo diventare uno dei punti strategici del suo mandato, che prevedeva l’opzione “Officine Porta Garibaldi” in via Gioberti. «Il progetto - denuncia Bertolucci - comprensivo della biblioteca provinciale, non è mai decollato. Per questo vorremmo coinvolgere anche i privati che possono devolvere il 5 per 1.000 alla Bfs».
«La questione non è solo pisana, ma nazionale - spiega Cazzaniga -. Siamo collegati a un quadro generale che investe la cultura e in particolare le biblioteche». Per Prosperi «la situazione pisana è estrema. E’ una città che vive di cultura e caratterizzata dalla presenza di giovani che studiano. Ma non so quanto sia chiaro agli amministratori che continuano a pensare a Pisa solo come città turistica. La verità è che le biblioteche a Pisa muoiono nell’indifferenza generale, dimenticando che la loro funzione non è solo quella di conservare libri e digitalizzarli, ma luoghi di incontro di vita civile, di comunicazione. Altrimenti ai giovani non resta che piazza delle Vettovaglie e la movida rumorosa».
Renata Viola
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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