Il dolore
Lo strazio dei compagni dell’Accademia
Silenzi e occhi lucidi alla “Nico Pepe” di Udine. Difficile seguire le lezioni. «Aspettiamo notizie, siamo vicini alla madre»
UDINE. Occhi rossi, volti cupi e un unico desiderio: esprimere il loro dolore alla mamma di Raphael Schumacher, 27 anni, l'attore di Brunate (Como) trovato agonizzante sul palco a Pisa dopo aver interpretato un suicidio.
Raphael è uno di loro, si è diplomato a Udine e, in queste ore drammatiche, per i ragazzi della Pepe non è facile recitare. Non lo è perché il dolore che provano è reale, non fa parte di alcun copione.
«I ragazzi non se la sentono di commentare quanto accaduto a Pisa – riferisce il direttore Claudio De Maglio – ne abbiamo parlato, ma il modo migliore per stare vicini a Raphael è continuare a recitare».
Non è facile per gli allievi dell'accademia concentrarsi sulle lezioni e tanto meno sulle prove. Chi conosce Raphael pensa a lui, lo fa con affetto sperando che la forza del pensiero possa aiutarlo a vincere la battaglia per la vita.
Alle 13, nell'atrio del palazzo di largo Ospedale vecchio, gli sguardi degli allievi appena usciti dalle sale prove erano molto tristi, quasi infastiditi dalla presenza degli estranei. Chiusi nel loro silenzio hanno preferito non commentare quanto accaduto a Pisa.
«Aspettiamo notizie, siamo vicini ai familiari» si sono limitate a dire due allieve tra una battuta e l'altra di un testo che a stento cercavano di ripetere. Sedute sul divanetto, una di fronte all'altra, hanno chiesto discrezione: «Siamo in contatto con la madre, è l'unica con la quale vogliamo parlare».
Lo stesso hanno ripetuto altri tre allievi entrando velocemente nei loro studi. Il cappello in testa, il capo chino e nessuna voglia di commentare.
«L'unica cosa che possiamo dire è che siamo in silenzio stampa» hanno ripetuto evitando accuratamente di incrociare gli sguardi.
«Sono provati» aveva detto qualche ora prima il direttore quasi a giustificare il silenzio dei suoi allievi.
Raphael è tra loro, in ogni stanza della Nico Pepe c'è qualcosa che parla di lui. Il suo sorriso, la sua verve sono ancora tra quei muri dove l'allievo ha studiato, ha ripetuto le stesse scene fino a raggiungere la perfezione.
Il teatro è sacrificio ed è proprio il ritmo delle battute a consolidare le amicizie tra gli allievi dell'accademia d'arte drammatica.
Un'amicizia che gli studenti della Pepe dimostrano all'amico in fin di vita con un rigoroso silenzio. Evitano di parlare per far spazio alle emozioni e ai pensieri più cari, è difficile trovare le parole adatte per restare vicini a una persona che lotta tra la vita e la morte.
«Non lo facciamo e basta, neppure sui social» assicurano a conferma che il loro dolore non è virtuale. E così, tra una battuta e l'altra recitata con il nodo alla gola, l'attività all'accademia Nico Pepe prosegue.
La nebbia che avvolge Udine avvolge anche quegli spazi e gli studenti si stringono attorno a Raphael sperando che possa uscire dal tunnel dove è precipitato in una sera di gennaio mentre si calava nei panni di un suicida. Doveva essere uno spettacolo invece quel copione si è trasformato in una tragedia.
I compagni sono rattristati da questo fatto, vogliono sapere cosa è accaduto veramente nel teatro Lux, in piazza Santa Caterina, nella città della torre pendente.
Al momento le risposte non arrivano e loro, come tutti coloro che hanno conosciuto e apprezzato le doti artistiche di Raphael, sono attraversati da un brivido gelido. Temono il peggio, la notizia che nessuno vorrebbe apprendere. E il loro pensiero va alla madre di Raphael con la quale restano in contatto.
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