Il Tirreno

Pisa

«Raphael ci lascerà» lo strazio della mamma

di Pietro Barghigiani
«Raphael ci lascerà» lo strazio della mamma

Sempre più disperate le condizioni dell’attore rimasto impiccato al Teatro Lux La visita del sindaco Filippeschi. La madre esclude il suicidio: «Era sereno»

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PISA. «Raphael ci lascerà». Esce dalla sala di rianimazione con gli occhi bagnati di un dolore liquido che non ha unità di misura. Quello di una madre a cui hanno appena detto che per salvare suo figlio servirebbe più di un miracolo.

Lei è Rosa Castagna, impiegata nella cancelleria del Tribunale di Como. Una donna volitiva, vedova da qualche mese, che la sorte ha chiamato a un’ennesima prova di sopravvivenza a quei rovesci della vita che ti segnano per sempre.

Lui è Raphael Schumacher, 27 anni, originario di Varese, ma residente a Brunate (Como), attore di talento che sabato notte al teatro Lux ha interrotto una breve carriera sui palcoscenici affidando il baricentro della sua esistenza ai macchinari e ai farmaci senza i quali non resterebbe in vita. Una finta impiccagione per esigenze di scena che diventa reale in un pendolo di oscillazioni che vanno dall’incidente all’intenzionalità. «Raphael ci lascerà» è la frase che la signora Castagna pronuncia a chi le sta vicino dopo l’incontro con i sanitari di rianimazione e anestesia 6 di Cisanello diretto dal dottor Paolo Malacarne. Piano primo, edificio 31. Il verdetto che con contempla appelli si diffonde con il suo carico di irreversibile sgomento tra amici e conoscenti. Arriva anche il sindaco Marco Filippeschi che incontra la mamma dell’attore ed esprime la vicinanza del Comune alla famiglia. La donna respinge l’ipotesi del suicidio per spiegare quello che al momento la Procura inquadra come un infortunio sul lavoro.

«Ho sentito mio figlio per telefono il pomeriggio di sabato, era sereno. Gli avevo chiesto di non mettersi in viaggio per Como dopo lo spettacolo. Ci siamo salutati: "Ciao mamma, non ti preoccupare, torno a casa domenica prima di cena"» ha detto al Tirreno la madre di Raphael che ha anche un’altra figlia, cantante lirica a Berlino, arrivata a Cisanello per stare accanto ai familiari. L’assenza di biglietti o messaggi di addio porta elementi a sostegno della tesi che escluderebbe l’intenzionalità del gesto. Altri passaggi, come quello di voler cambiare in tuffo finale lo strumento del “suicidio” finale del monologo portato in scena - dalla pistola al cappio per impiccarsi - contribuiscono a rafforzare lo scenario rifiutato dai familiari. Alla domanda se si è fatta un’idea su cosa possa essere successo durante quella rappresentazione con finale in coma, la donna risponde con gentile fermezza «Ho detto tutto a magistrati e polizia. Loro sanno come sono andate le cose» si congeda dal cronista mentre esce dal reparto. La sala d’attesa della rianimazione si riempie di giovani in lacrime. Si parlano sottovoce, si abbracciano. Aspettano notizie di un miglioramento che per tutta la giornata i macchinari non registrano. Finché il cuore di Raphael continuerà a pulsare ogni battito è un invito alla speranza. Una preghiera esaudita confidando nel miracolo. Le principali preoccupazioni dei medici sono quelle di tenere sotto controllo un eventuale arresto cardiocircolatorio o l’improvviso stop al flusso di sangue al cervello. Già in scena, nel giardino del teatro Lux, il cuore di Raphael Schumacher si era fermato per alcuni secondi. I soccorritori lo avevano rianimato in tempo utile per un ricovero in condizioni che, fino a ieri sera, erano ancora disperate. Ora quel cuore, che si era fermato durante la messa in scena di un finto suicidio, batte solo grazie ai macchinari. Un’esistenza in vita a cui amici e familiari si sono aggrappati più con la forza della fede che della ragione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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