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Pisa

Dalla pistola a salve alla scelta del cappio

Dalla pistola a salve alla scelta del cappio

I gestori del Lux: decisione dell’attore prima del monologo sul tema del suicidio Inchiesta per lesioni da infortunio sul lavoro. Mistero su 5 minuti di blackout

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PISA. Un’inchiesta per lesioni personali colpose contro ignoti per un episodio che, al momento, la Procura inserisce nel perimetro degli infortuni sul lavoro.

E un sopralluogo per oggi dei tecnici della medicina del lavoro dell’Asl nel teatro Lux, in particolare nel giardino esterno dove, nella notte tra sabato e domenica, un giovane attore, Raphael Schumacher, 27 anni, è stato protagonista di un dramma che il destino ha scritto con una trama che lascia sgomenti per modalità ed epilogo. Un innesco che impasta arte e tragedia sul quale la magistratura sta svolgendo accertamenti, delegati alla squadra mobile, per mettere a fuoco il contesto in cui il giovane è passato dall’adrenalina dello spettacolo al coma in un lettino della rianimazione di Cisanello. «È una storia sconcertante» esordisce il procuratore capo reggente, Alessandro Crini, magistrato di lungo corso, già alla Direzione distrettuale antimafia, che sottolinea al momento l’assenza di indagati.

Sono tre i fronti sui quali si muovono gli investigatori coordinati dal sostituto procuratore, Giancarlo Dominijanni per spiegare quello che è accaduto nel teatro: malore, incidente, suicidio.

Corda al posto della pistola. Schumacher, giovane attore di Brunate (Como), diplomato all’Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe” di Udine, sabato si è presentato al Lux - ospite da qualche giorno di alcuni amici che studiano a Pisa - per prendere parte alla performance collettiva “Miraggi”. Teatro sperimentale dove il contatto tra artista e pubblico diventa parte essenzuale della prova. Raphael aveva uno spazio tutto suo. Gli inquirenti lo definiscono in “autogestione”. Ha allestito nel giardino il suo palco e ha piazzato il cubo accanto al fico a cui ha legato la corda che, nel testo sulle inquietudini adolescenziali di un quindicenne, diventa il cappio in cui il protagonista del monologo mette la testa per suicidarsi in un finale senza speranza. Un particolare è all’esame degli investigatori: il testo prevedeva una pistola come mezzo per togliersi la vita. Perché Raphael ha scelto di rappresentare un’impiccagione? Andrea Vescio, uno dei responsabili dell’associazione The Thing che gestisce il teatro, rivela: «Il monologo originale si conclude con un finto di colpo di pistola. Lui, però, all’ultimo momento ha deciso per l’impiccagione. Lo ha comunicato al direttore di scena. Si è portato la corda e ha fatto da solo il cappio». Scaccia il male oscuro del suicidio la mamma Rosa Castagna, dipendente della cancelleria del Tribunale di Como: «Non aveva alcun proposito suicida, l’ho sentito il sabato pomeriggio ed era sereno» ha spiegato a inquirenti e stampa. Nel passato recente di Raphael ci sono la fine di una relazione e la morte del padre.

Medico sentito di nuovo. Domenica sono state sentite una quindicina di persone. Qualcuno verrà richiamato. Ieri è stato messo a verbale davanti al pm Dominijanni il racconto della neo laureata in medicina che, arrivata come unica spettatrice, ha visto il corpo tremante dell’attore il cui volto era nascosto da una maschera. Erano gli spasmi per uno strangolamento in atto che gli ha provocato un arresto cardiaco. I soccorritori lo hanno rianimato con il defibrillatore, ma Raphael non ha più ripreso conoscenza. L’intervento della giovane, Valentina Gabrielli, appassionata di teatro, è stato determinante. «Ho visto che tremava e ho capito che non stava recitando» ha detto la spettatrice a soccorritori e inquirenti. «Trattandosi di teatro di avanguardia – spiega il dottor Dominijanni – per qualche secondo la giovane ha pensato che quello che stava vedendo facesse parte della rappresentazione». La realtà era un’altra.

Dramma senza testimoni. Schumacher ha recitato il suo monologo davanti a uno spettatore. Così prevedeva la messa in scena di sabato sera. Era uno dei sei quadri frontali, con altrettanti performer, dove l’artista interagisce con il pubblico. La prova doveva concludersi con l’attore, mascherato, che mette la testa nel cappio. Tutto si è svolto senza inciampi. Quando, però, di fronte a Raphael è comparsa la spettatrice per la rappresentazione successiva, il giovane era già nella fase dello strangolamento. Nessuno ha assistito al dramma e, quindi, resta di particolare complessità ricostruire con esattezza origine e dinamica dell’episodio. Gli inquirenti stimano in almeno 4-5 minuti di blackout il tempo durante il quale l’attore è rimasto con il cappio stretto intorno al collo. La spettatrice è corsa in aiuto all’attore e ha dato l’allarme. Un addetto del teatro è intervenuto per staccare Raphael dal fico affidandolo poi ai soccorritori inviati dal 118. «Difficile dire se c’è stato un malore che ha provocato la perdita di equilibrio dal cubo – spiega il procuratore reggente Crini – e il conseguente strangolamento. Così come l’eventuale intenzionalità del gesto o l’incidente tout court. Da quello che sappiamo i danni cerebrali che ha subito sono compatibili con l'impiccagione e lo strangolamento ma non riconducibili a un eventuale malore che potrebbe averne provocato uno scivolamento e la successiva asfissia con la corda».

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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