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Chiusura Coin, ora spuntano gli esuberi

Chiusura Coin, ora spuntano gli esuberi

In corso Italia sbarcherà Ovs (stesso gruppo): avrà meno reparti e anche il personale sarà ridotto

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PISA. «Una non perfetta corrispondenza tra il format e il fabbisogno di personale».

Oviesse sbarca a Pisa e i lavoratori ex Coin iniziano a tremare. Dopo cinque anni di attività, la Coin di Corso Italia ha chiuso definitivamente i battenti e da ieri, strutture e personale del punto vendita sono passate ad Oviesse, società di abbigliamento appartenente allo stesso gruppo.

Cambiano marchi ed insegne, ma il centralissimo store resta sotto il controllo del Gruppo Coin spa, che detiene l’intero pacchetto dell’azienda di abbigliamento con oltre 870 punti vendita in tutto il mondo.

A mutare sarà però il “format”, che rischia di intaccare i livelli occupazionali: non più un grande magazzino di fascia alta con reparti di profumeria, accessori, bigiotteria, casalinghi e vestiario, ma uno store specializzato in abbigliamento.

Meno reparti, meno dipendenti. È questo, in sintesi, il messaggio che la società ha mandato ai sindacati nel corso dei numerosi incontri che si sono succeduti tra le parti nelle ultime settimane per accompagnare e perfezionare il passaggio in blocco alla nuova azienda dei 28 dipendenti ex Coin (tra addetti alle vendite e capireparto), alcuni dei quali provenienti dalla Upim, che chiuse il punto vendita di Corso Italia nel 2009 a seguito della cessione del marchio al Gruppo Coin. Diverse esigenze tra la vecchia e la nuova società che hanno fatto scattare l’allarme tra i dipendenti, tutti assunti con contratti a tempo indeterminato.

«Oviesse ha dichiarato un’eccedenza di personale, ancora non quantificata», sottolineano i sindacati.

Il cambio d’insegna potrebbe quindi risultare indigesto per una parte dei lavoratori (attualmente in ferie o impiegati momentaneamente in altri negozi), che rischia di non collaborare all’allestimento del punto vendita, prevista tra trenta giorni, e all’inaugurazione del nuovo store, in programma tra quaranta.

La società potrebbe aprire una procedura di mobilità e un braccio di ferro con i sindacati, che si dicono pronti a dare battaglia per difendere gli attuali livelli occupazionali. «La società non ha formalizzato alcuna modifica al piano del personale, né aperto procedure di mobilità - concludono i rappresentanti dei lavoratori, che hanno già incontrato i dipendenti in assemblea -, ma ha evidenziato una non perfetta corrispondenza tra il format e il fabbisogno del personale, che ha provocato un allarme e molta preoccupazione tra i lavoratori».

Danilo Renzullo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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