La manifestazione
Acqua nel gasolio: il distributore dovrà risarcire il cliente
Un danno di 2.500 euro per un rifornimento “non diligente” Il giudice di pace dà ragione all’automobilista pisano
PISA. Un giorno forse non troppo lontano le auto potranno essere alimentate ad acqua e il mondo sarà più pulito. Ma per ora ci vuole il gasolio - o la benzina, a seconda del tipo di motore -: l’acqua non va bene, anzi può fare gravi danni.
Lo sa bene un avvocato pisano, la cui autovettura ha riportato 2.500 euro di danni in seguito a un rifornimento di gasolio “annacquato” effettuato in un distributore di Pisa. Che ha causato la rottura della pompa elettrica di bassa pressione del carburante, tanto che per quasi due mesi l’uomo è rimasto a piedi data la complessità della necessaria riparazione presso un’officina cittadina.
Il legale, ovviamente, non si è perso d’animo, e dopo aver chiesto in via bonaria ma senza successo il risarcimento al distributore, si è visto costretto a ricorrere alle vie giudiziali, davanti al giudice di pace Alberto Del Monaco. L’avvocato ha vinto la causa (sentenza 1146/15) e così il proprietario della stazione di servizio dovrà pagare non solo il risarcimento ma anche 1.500 euro circa di spese legali.
Il fatto risale al dicembre del 2013: l’automobilista, arrivato in città da Viareggio sulla propria Mitsubishi insieme alla compagna e al fratello, fece rifornimento, ma una volta arrivato a destinazione, quando tentò di ripartire si ritrovò con l’auto non più funzionante. L’officina che riparò la vettura (prelevata con il carro attrezzi), e il cui titolare è comparso poi in giudizio come testimone, rilevò il danno.
L’avvocato si rivolse inutilmente al distributore e quindi citò lo stesso distributore per «inesatto adempimento contrattuale delle obbligazioni, consistito nell 'aver erogato gasolio privo delle qualità sue proprie, e quindi inidoneo all'utilizzo».
Il giudice di pace gli ha dato ragione, stabilendo che il danno alla Mitsubishi è conseguenza della presenza di acqua nel gasolio, quindi del «comportamento non diligente» del distributore. Di qui la condanna di quest’ultimo al risarcimento e alle spese.
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