Il Tirreno

Pisa

Corsa al rettorato, la mossa di Augello

di Mario Neri
Corsa al rettorato, la mossa di Augello

Proposta di modifica dello Statuto in Senato accademico per dare più potere ai Dipartimenti e stoppare gli oppositori

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PISA. «Ci sarebbe la possibilità di istituire un collegio dei direttori, un organo da affiancare a Senato accademico e Consiglio di amministrazione per dare più voce ai dipartimenti e allargare la rappresentanza democratica in ateneo». Per ora è solo un’idea, ma non pochi fra docenti, studenti e ricercatori presenti mercoledì in Senato accademico sono balzati sulla sedia mentre ascoltavano la proposta di Massimo Augello.

Il rettore non l’ha formalizzata, non ha voluto inserirla fra le istruttorie con cui ha chiesto al parlamento dell’ateneo di valutare alcune modifiche allo Statuto, ma sull’ipotesi di istituzione di una “terza camera” si è infiammata la seduta. «Non è inserito fra le proposte di modifica, ma l’argomento è emerso più volte durante la discussione ed è quantomeno irrituale», racconta uno dei docenti ordinari membri del Senato. «Se il collegio fosse istituito creerebbe una sovrapposizione inutile, ma non credo che il rettore abbia la forza né ci sia tempo e spazio per approvare una modifica del genere». «Soprattutto ora - aggiunge uno dei ricercatori - visto che arriva fuori tempo massimo». Per alcuni sarebbe quasi un’entrata a gamba tesa in piena campagna elettorale per il rettorato, una strategia per stoppare gli oppositori.

La creazione di collegio dei direttori di dipartimento all’interno della governance di un ateneo di per sé non sarebbe un unicum: nell’adeguare la macchina organizzativa alla riforma Gelmini, non poche università se ne sono dotate (ce l’hanno la Sapienza di Roma, Firenze, Siena e Bari), ma la mossa del rettore arriva proprio nelle settimane in cui la corsa per la successione a Palazzo alla Giornata sembra entrare nel vivo. Non pochi fra i membri del Senato l’hanno letta come il tentativo di correggere la rotta su uno dei temi più spinosi sollevati proprio in queste settimane da almeno tre dei quattro candidati al rettorato.

«Maggiore autonomia per i dipartimenti e le strutture, basta con la politica accentratrice», hanno rivendicato nelle loro linee programmatiche Giuseppe Iannaccone e Saulle Panizza, il primo docente di elettronica ad Ingegneria, il secondo esperto di diritto e vicedirettore a Scienze Politiche. Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’ultimo competitor sceso in campo, Mauro Tulli, direttore del dipartimento di Filologia, letteratura e linguistica. Nella lettera inviata ai docenti con cui ufficializza la sua disponibilità a correre, il grecista parla del mandato che si sta per concludere come di una stagione caratterizzata da «un modello di sviluppo fondato sulla centralizzazione dei processi deliberativi», rivendica «discontinuità» e «piena facoltà di scelta» per i dipartimenti «sulla programmazione del personale». Un nodo su cui non si è ancora espresso Paolo Mancarella, prof di Informatica e prorettore alla didattica, considerato il candidato più augelliano. Insomma, il rettore porge un ramoscello d’ulivo agli anti-Augello. Il collegio dei direttori sembra l’offerta di una pax. Certo sottrarrebbe un argomento alla campagna e, chissà, potrebbe convincere qualche facoltà a “ritirare” il candidato vedendo riconosciute le proprie rivendicazioni. «C’è bisogno di rivedere i seggi degli organi centrali, aprendo questi luoghi anche alla rappresentanza di tutte le figure precarie della conoscenza - dice Francesco Biagi, rappresentante dei dottorandi appena subentrato in Senato a un rappresentante degli studenti -, ma questo non si fa con la proposta di modifica sostanziale avanzata dall’amministrazione di Augello. Non si ingessi la discussione sulla riforma dello Statuto sulla creazione di ulteriori organi che sovra-rappresenterebbero chi invece ha già molta visibilità e potere»

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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