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Pisa

Scoperti gli autori delle lettere razziste

Scoperti gli autori delle lettere razziste

Allieva senegalese nel mirino. Il preside del Santoni: «Sono stati individuati, qualcuno ha cambiato classe. Ora clima sereno»

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PISA. Loro, i responsabili, sono stati individuati. Lei, la studentessa di colore bersaglio di offese razziste, non ha cambiato classe e continua a collezionare ottimi voti. Una risposta di personalità alle malignità innescate dal suo curriculum scolastico.

Ci sono dei punti fermi nella storia, raccontata dal Tirreno nel maggio 2015, della studentessa di 15 anni senegalese, da anni residente a Pisa, vittima di una serie di episodi di ispirazione razzista. «Sei negra e quindi non meriti 10 in Diritto. Sei negra e non diventerai mai avvocato. Sei bella ma sfortunatamente sei nata sporca, con la tua famiglia ve ne dovete tornare al vostro Paese». Testo e tenore di almeno sette lettere fatte ritrovare in classe o sullo zaino. Destinataria la ragazzina senegalese. Ignoti i mittenti dei quali, dopo la denuncia del padre della studentessa, si sono occupati i carabinieri e la Procura del Tribunale per i Minorenni arrivando anche a sequestrare i telefonini dei 24 allievi della prima classe dell’istituto Santoni, quella frequentata dalla ragazza che ora è in seconda.

Dallo scorso settembre il preside dell’istituto tecnico del complesso Marchesi è il professor Pierpaolo Putzolu.

«Dal punto di vista della responsabilità gli autori sono stati individuati – spiega il dirigente scolastico –. Qualcuno è rimasto in classe, altri sono stati trasferiti rimanendo nell’istituto. L’importante è che quegli episodi sgradevoli non sono più accaduti. E devo dire che ora il clima è particolarmente sereno».

Aggiunge l’insegnante di Diritto, Carmela De Florio: «La bimba ha continuato a prendere dieci perché è molto brava. Non ha voluto cambiare scuola, né sezione, grazie anche al sostegno di insegnanti e compagni».

A distanza di tempo, e dopo una serie di incontri tra docenti, genitori e colloqui con i ragazzi, viene messo a fuoco in contesto in cui sono maturate le lettere xenofobe.

«Si erano verificate delle particolari situazioni dal punto di vista psicologico – spiega il professor Putzolu – che avevano determinato questo tipo di reazione dove il razzismo era strumentale». La studentessa senegalese, brillante negli studi, aveva attirato l’invidia di compagni e compagne dal percorso scolastico claudicante. L’astio di chi vorrebbe, ma non può, scaricato su chi eccelle con la naturalezza di chi ha i numeri per emergere. «L’hanno bersagliata per il colore della sua pelle, ma se fosse stata bianca e magari grassa l’avrebbero colpita per il suo fisico – analizza il preside –. Il razzismo è stato un modo di ferirla. Ma la studentessa, assertiva e decisa, ha saputo gestire questa difficoltà anche collaborando con la scuola che, con il consiglio di istituto, ha fatto un ottimo lavoro».

Le prime “missive” anonime erano arrivate nell’aprile 2015. Fogli lasciati nel suo diario, sul banco, nel cestino. Le hanno anche rotto quaderni e libri, strappando le pagine. Un accanimento a cui il padre della senegalese decise di rispondere con una denuncia ai carabinieri.

«Il disagio psicologico da cui era nato tutto è stato affrontato e superato – conclude il professor Putzolu –. La situazione è tornata serena e, quello che più conta, la ragazza prosegue con profitto i suoi studi. Le scuse? Non mi risulta che qualcuno gliele abbia fatte, anche in forma anonima».

La famiglia della ragazza è musulmana e lei indossa l'hijab, il velo che copre i capelli. La sua storia ha fatto il giro d’Italia. A fine giugno era stata anche invitata in Tribunale per un tour in quelle che un giorno potrebbero essere le aule in cui muoversi da avvocato, il sogno che coltiva da quando siede sui banchi del Santoni infilando una sequela di dieci in Diritto.(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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