Sicurezza
San Frediano torna a essere casa dell’arte
Completato il restauro di 18 opere, da ieri esposte nella parrocchia: i lavori erano iniziati nel 2007
PISA. Si torna a respirare arte nella parrocchia di San Frediano grazie al compimento della campagna di restauro di diciotto opere d’arte risalenti al XVII secolo, che restituiscono alla comunità la chiesa nella sua originaria bellezza. Sono infatti ritornati al loro posto, nelle cappelle della chiesa e nella canonica, i diciassette dipinti che dal 2007 erano in mano ai restauratori perché offuscati dalla patina del tempo, ai quali si è aggiunta anche una scultura lignea rinvenuta in un locale parrocchiale adibito a deposito durante la campagna di inventariazione dei beni culturali ecclesiastici. La statua «raffigura con molta probabilità la Madonna, ma la sua identificazione e attribuzione risultano difficili a causa di numerosi interventi incongrui», ha spiegato Francesca Barsotti, coordinatrice dei lavori per conto dell’Ufficio diocesano per i beni culturali ecclesiastici. Giunge così a termine anche l’ultima tappa del lungo percorso di restauro che ha interessato la Chiesa di San Frediano, iniziato nel 2002 e reso possibile grazie ai finanziamenti della Fondazione Cassa di Risparmio prima e, dal 2007, della Fondazione Pisa, la quale ha anche intrapreso un percorso di ricerca che ha permesso di inserire nel sistema Sicar del Ministero dei Beni Culturali una parte dei restauri. «Noi ci occupiamo della parte meno nobile dell’intervento, ma necessaria – ha commentato il presidente della Fondazione Pisa Claudio Pugelli – sono molto felice di questo risultato, essendo stato un lavoro lungo e non facile viste le condizioni in cui si trovavano le opere». La campagna di restauro è stata presentata ieri alle 17 in una Chiesa colma di gente dal parroco di san Frediano, padre Stefano Titta. «Un lavoro che rende ancora più fruibile San Frediano, una realtà viva, frequentata soprattutto dai giovani – ha commentato l’arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto – e permette di educare questi ultimi ad apprezzare la bellezza che ci è stata consegnata e a conservarla a loro volta per le generazioni future. Queste opere sono di tutti ma sono legate soprattutto alla nostra tradizione di fede», ha concluso l’arcivescovo. Una bellezza, quella rappresentata dai pittori seicenteschi Ventura Salimbeni, Ranieri Borghetti, Alessandro Tiarini e Clemente Bocciardi, detto il Clementone, non di certo fine a sé stessa ma, come ha precisato il parroco di San Frediano «dal grande significato spirituale e religioso: opere pensate per avvicinare le persone al mistero di Dio». «Ci troviamo di fronte a dipinti che si trovano ancora nel luogo per cui sono stati realizzati – ha concluso il soprintendente di Pisa Andrea Muzzi – il che ne agevola la comprensione».
Enza Chiappone
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