Il dolore
Caos nei centri, sindaci sotto accusa
Il coordinamento nazionale punta il dito sui Comuni: «Colpevoli di non voler regolamentare orari e rumori dei locali»
PISA. «I sindaci in primis sono responsabili della “mala movida” e devono regolamentarla per tutelare la salute, la sicurezza dei cittadini e dei monumenti così come esiste il diritto sacrosanto al riposo ed alla quiete pubblica dei minori».
Questo emerge dalla riunione del coordinamento nazionale dei comitati anti “mala movida” che si sono ritrovati a Pisa. Il coordinamento nazionale antimovida conta circa un milione di simpatizzanti.
«I sindaci sono responsabili e “proprietari” di piazze e strade in cui insiste l’inquinamento antropico creato da bar e pub che usano beni pubblici come estensione dei loro locali» dicono dalla presidenza del coordinamento nazionale. Viene riportato l’esempio di Parma in cui è stato citato in giudizio il sindaco (la sentenza verrà pronunciata ad aprile), un giudizio civile e penale, perché lascia che imperversi sotto portici e dentro le piazze un inquinamento acustico pari a 80 decibel un livello di immissione acustica degno di un aeroporto.
A Pisa, che si ricandida a capitale della cultura italiana, manca un regolamento acustico da oltre 20 anni. «L’inquinamento acustico prodotto dai pub e da coloro che li frequentano sono responsabilità sia del gestore che del sindaco perché se giuridicamente è difficile dimostrare che cento avventori si siano riforniti dallo stesso bar è certo che la strada e la piazza siano di responsabilità del sindaco» dice Simonetta Chierici, presidente del coordinamento nazionale antimovida. In tutte le liberalizzazioni avvenute da Bersani a Monti e Renzi, stando a quanto emerso nella riunione, si dà sempre la possibilità ai sindaci di regolamentare gli orari notturni dei locali e la somministrazione degli alcolici.
«Eppure i sindaci sbandierano continuamente che le loro città sono a misura di bambino mentre sono frasi di pura facciata propagandistica» continua Chierici. Ed infatti molti cittadini hanno fatto denuncia al garante dei diritti dell’infanzia. I risultati di queste denunce si sapranno tra diversi mesi così come le istanze inviate al ministero della salute. Altra arma che verrà usata dal coordinamento dei comitati anti “mala movida”, è quello di denunciare i proprietari dell’immobile a cui è stato affittato il fondo e non il gestore del bar e del pub.
«Spesso i bar e i pub come i minimarket fanno parte di un condominio e non viene data notizia dal proprietario del fondo ai condomini oppure si viola il regolamento condominiale» affermano i rappresentanti dei comitati di Roma dove sono stati chiusi decine di bar e pub per questi motivi. «Fare denunce a polizia e carabinieri – dice l’avvocato Giuseppe Losappio – non serve, così come non servono i regolamenti fatti dai sindaci che sono sempre nebulosi». Purtroppo, secondo i rappresentanti dei comitati sostenere la movida da parte dei sindaci è “figo” mentre invece cercare di regolamentarla no così come i soldi che gravitano attorno alla “mala movida” sono tantissimi, soldi protetti dalle organizzazioni di categorie che sono a loro volta fortemente strutturate e economicamente potenti. Ecco che di tanto in tanto, si chiudono due o tre minimarket. «È un guardare al dito e non alla luna» denunciano i comitati. E quindi non resta che fare delle proposte che si tradurranno anche in un disegno di legge e cioè che sia proibito l’asporto di alcolici dopo le 23 e chi beve deve farlo all’interno del locale. I costi della giustizia sono elevati e per sostenere le spese delle cause legali, si arriverà presto ad una campagna di crowfounding. E visto che Pisa è capitale europea dello sport, Fabrizio Coniglio, vice presidente del coordinamento dice: «Si devono incentivare i giovani a fare sport in maniera seria invece di lasciarli ubriacare a migliaia nelle piazze fino alle 3 di notte».
Carlo Venturini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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