Attenzione
Ops, sorpresa! Non c’è la fuga dalla movida
Dopo anni di calo, tornano a crescere i residenti Ma dentro le mura è boom di B&B e affittacamere
PISA. Contrordine. La fuga non c’è. Anzi, dopo anni di esodo nell’hinterland e nei Comuni vicini, dopo anni di diaspora verso la serenità delle villette a schiera a Calci e Cascina, Pisa si sta (ri)popolando. Almeno così raccontano le statistiche. I residenti tonano a crescere. Di poco, ma c’è di nuovo il segno più negli indici demografici.
Sono tornati ai livelli del 2006, quando in città erano censiti 90.356 pisani. Addirittura sono aumentati. Di pochissime unità (appena 376) ma la ripresa c’è: oggi siamo a quota 90.732.
Ma soprattutto non c’è stato il temuto effetto movida, quello per cui Dario Nardella a Firenze ha appena varato il nuovo regolamento Unesco e che il sindaco Marco Filippeschi vorrebbe riprendere anche sotto la Torre proprio per sperimentare quello che sembra il primo vero antidoto alla diffusione di minimarket, kebab e negozi selvaggi e di bassa qualità che vendono alcol senza regole. Insomma, per stroncare e possibilmente chiudere i “benzinai della movida, che si pensava avesse prodotto uno svuotamento del centro storico.
Secondo l’ufficio anagrafe, anche dentro le mura i residenti aumentano. Erano 12.671 dieci anni fa, oggi sono 12.706, una manciata in più ma “sono”. Stop, insomma. Finita l’era delle diaspore.
Un’era che- a stare ai dati Istat, secondo cui a fine 2006 i residenti erano addirittura 87.500 - si è riacutizzata più di recente, sebbene l’emorragia sia partita vent’anni fa. Con il censimento, nel 2011, si scoprì che i residenti “reali” erano 85.500. E che i pisani ad abitare in centro erano sempre di meno (sempre che abbia un influenza su una città e le sue trasformazioni l’identità di nascita o di appartenenza di chi la abita e non piuttosto altri elementi come l’età, l’accesso al lavoro, il titolo di studio, i livelli di integrazione sociale). Lì c’è stata la picchiata e da lì è cominciata la risalita. In piena crisi. E non è un dettaglio.
Perché la recessione sembra aver scavato uno spartiacque. Oggi si sa che i residenti sono tornati a crescere, ma il tessuto sociale si è radicalmente trasformato. Dieci anni fa gli stranieri residenti erano il 6%, circa 6 mila. Oggi sono il doppio, 12.053. E poco meno della metà vivono, lavorano, gravitano in e sul centro. Accanto a loro, si stima, fra i 12 e i 13 mila studenti, poi turisti mordi e fuggi. Un tessuto sociale completamente mutato. Con bisogni, abitudini, tempi della quotidianità diversi.
Così sono spuntati come funghi i minimarket, oggi sono 123. E alcune residenze (forse) sono diventate residenze fantasma, alloggi da offrire in affitto. In bianco e in nero. Spesso un bene rifugio per superare la crisi. C’è un dato su tutti che ne misura la portata. In città si sono registrati alla Camera di Commercio 152 fra affittacamere, appartamenti per vacanze e bed e breakfast. Airdna, il centro studi di Airbnb, il portale di ricerca internazionale per i viaggiatori low cost, ne conta 471. Un’esplosione. Spesa media: da 72 a 17 euro a notte. Quasi meno di tre drink in piazza delle Vettovaglie.
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