La manifestazione
«Le richieste dal mercato sono poche»
Serfogli: il livello delle entrate dipenderà dalle grandi operazioni
PISA. L’anno 2008 è un vero e proprio spartiacque. Si può parlare di un prima e dopo. Anche per Palazzo Gambacorti. Colpa della crisi economica, con riflessi soprattutto nel settore immobiliare. «L’amministrazione comunale prima della crisi è riuscita a vendere parti del suo patrimonio per oltre 60 milioni euro, riuscendo in questo modo a ridurre in modo significativo i livelli di indebitamento, oltre ad assicurarsi risorse molto importanti da destinare agli investimenti. Ma ora ci troviamo ad agire in un contesto diverso, che va avanti da anni: le compravendite sono diminuite, con tutte le conseguenze che questo comporta», spiega l’assessore al bilancio Andrea Serfogli, che ha anche la delega al patrimonio.
E il patrimonio immobiliare del Comune di Pisa è fatto anche da quei bene messi in vendita che sul mercato non stanno trovando acquirenti. Una tendenza che si trascina da anni, tanto che l’elenco dei beni in dismissione, allegato al bilancio di previsione approvato a fine anno, non mostra particolari variazioni rispetto a quello precedente. «Sono uscite alcune cose, ma in sostanza è una lista abbastanza stabile», ammette l’assessore.
Eppure l’azione amministrativa, in particolare come capacità di investimento, da una ripresa del settore trarrebbe una forza notevole. Per il 2016 è stata fatta una previsione di vendite per complessivi 11-12 milioni di euro. Serfogli però non si sbilancia: «Di segnali incoraggianti ancora non se ne vedono granché, non arrivano tante richieste. Raggiungere quella quota sarebbe un grande risultato, in questa fase congiunturale. Tutto è legato ad una ripresa, se si concretizzerà. E molto, per quanto ci riguarda, dipenderà dalle grandi operazioni». In pratica, a fare la differenza dovranno essere, se possibile, le vendite relative alle partite più conosciute. Un primo responso arriverà tra meno di un mese: il 16 febbraio sarà infatti reso noto l’esito del bando per la Mattonaia, che ha una valutazione di poco inferiore ai 3 milioni di euro, cifra necessaria per realizzare lavori sulle strade che altrimenti il Comune non avrebbe a disposizione. Più difficile sbloccare il palazzo ex Telecom, perché la Fondazione Pisa ha spostato altrove il suo interesse. Uno spiraglio per i terreni del porto, se la Boccadarno dovesse finalmente risolvere i suoi problemi.
«Ma la nostra capacità di investimento resta comunque in positivo - conclude Serfogli - perché le fonti sono altre rispetto alle alienazioni, come i proventi dalle sanzioni del codice della strada, gli avanzi di bilancio e le urbanizzazioni, anche se queste sono in calo».
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