Sicurezza
Tragedia di Cisanello, ipotesi distrazione
Nessuna avaria, né malori: la Procura chiede l’archiviazione nell’inchiesta per la caduta del pulmino in cui morì l’autista
PISA. Una distrazione. Banale nel gesto, fatale per le conseguenze. Non ci sarebbero avarie meccaniche, né malori improvvisi, ma solo l’errore umano per spiegare la tragedia in cui perse la vita la mattina del primo giugno 2015, Adriano Profeti, 53 anni, di Cecina, nel volo da almeno tre metri di altezza di un minibus all’interno dell’area ospedaliera di Cisanello.
L’esito dell’autopsia e la perizia sul pulmino protagonista del volo mortale hanno convinto la Procura a chiedere l’archiviazione nel procedimento penale aperto con il decesso dell’autista del minivan e l’iscrizione sul registro degli indagati del titolare della ditta di trasporti, “Angelino Srl” di Caivano (Napoli) con l’accusa di omicidio colposo.
Sarà il gip a decidere sulla richiesta di archiviazione presentata dal sostituto procuratore, Giovanni Porpora, considerando anche l’eventuale possibilità della parte offesa, i familiari di Profeti, di opporsi alla decisione della Procura.
Minibus funzionante. È una relazione del consulente incaricato dalla magistratura a chiarire la piena funzionalità del minibus. Sul mezzo si trovavano dieci persone oltre al conducente: otto rimasero feriti, due illese. Lo shuttle bus era stato acquistato nel settembre 2014 e le sue condizioni, dal motore alle parti meccaniche, alla luce della ricognizione svolta dall’ingegner Michele Massaro sono risultate più che efficienti.
Nessun malore. Il medico legale David Forni ha consegnato nelle scorse settimane le conclusioni dopo l’autopsia su Profeti. Nessun malore improvviso, né la scoperta di patologie sconosciute allo stesso conducente. L’autista non avrebbe, quindi, perso il controllo del mezzo per un mancamento che ne ha ridotto le capacità di mettere in sicurezza il minibus. Altri fattori avrebbero innescato quella parabola conclusa in tragedia che, per contesto e dinamica, solo per un miracolo non ha avuto un epilogo ancora più luttuoso.
La distrazione. Profeti al momento dell’incidente era al telefono. Aveva l’auricolare e stava parlando con un collega della ditta per una questione di documenti da consegnare dopo il cambio di una gomma. Il finestrino lato guidatore era aperto. L’ipotesi presa in esame, prima dalla polizia stradale e poi dalla Procura, è che durante la conversazione Profeti abbia distolto lo sguardo distraendosi e, in una frazione di secondo, il pulmino sia andato per la sua strada.
Lo schianto. Entrato nell'area ospedaliera riservata alle navette che fanno la spola tra i parcheggi e il policlinico per trasportare pazienti e visitatori, Profeti una volta imboccato il rettilineo parallelo al padiglione del pronto soccorso, aveva perso il controllo del mezzo. Dopo una virata di almeno una decina di metri era andato a schiantarsi contro la ringhiera che delimita l'area sottostante dove ci sono due discese utilizzate per servizi interni di trasporti malati e forniture. La protezione in ferro venne sventrata per un tratto di almeno 4 metri con il bus atterrato sul fianco sinistro dopo un volo di almeno 3-4 metri. Nel volo il corpo del conducente uscì dal finestrino per tutta la parte superiore del tronco. Una posizione che nell'impatto con il suolo significò per Profeti rimanere schiacciato dal minibus.
I familiari. I familiari fin da subito esclusero l’ipotesi del malore fatale. Adriano Profeti era una persona sportiva, iscritto in palestra e non aveva mai evidenziato malanni tali da dover temere per la vita. La salute non c’entra. Così come è estraneo il minibus. Quel primo giugno, secondo la Procura, l’autista è morto per una sua distrazione.
Pietro Barghigiani
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