Il Tirreno

Pisa

Morìa di attività nei primi 9 mesi del 2015

Dati-choc del Centro Studi Confcommercio: Pisa tra le province peggiori dell’intera Toscana

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PISA. Secondo uno studio pubblicato alcuni giorni fa da IlSole24Ore, la provincia di Pisa risulterebbe nel 2015 la peggiore provincia in Toscana per tasso di imprenditorialità, con una variazione del -6% di nuove aperture commerciali rispetto al 2014.

Un dato che va preso con le dovute precauzioni, ma che conferma un andamento tutt'altro che agevole dell'economia provinciale, soprattutto nei settori tradizionalmente chiave.

Il Centro Studi Confcommercio calcola che nei primi 9 mesi del 2015 il saldo nati-mortalità delle imprese pisane risulta negativo per le attività manifatturiere (-120), ma soprattutto per il commercio (-198, di cui -142 al dettaglio), mentre si difendono in qualche modo i servizi di alloggio e ristorazione (-10).

«Troppo spesso sottovalutati se non addirittura ignorati dalle amministrazioni locali, commercio e turismo rappresentano invece una leva chiave dell'economia pisana – questo il commento preoccupato di Federico Pieragnoli, direttore di ConfcommercioPisa –. Solo le attività del commercio, alberghi e ristoranti impiegano 35mila persone e rappresentano il 33% di tutte le imprese provinciali. Una ricchezza che non può essere dispersa».

«C'è un dato che consideriamo drammatico – prosegue il direttore di ConfcommercioPisa –: la progressiva estinzione dei negozi di vicinato, oltre 6.800 in tutta la provincia, seconda in Toscana dietro solo Firenze, ma con paurosi trend di decrescita. I numeri confermano che il processo di desertificazione commerciale dei nostri centri storici prosegue inesorabile, una emorragia che dobbiamo provare in tutti i modi ad arrestare. Ogni volta che chiude un negozio, tanto più se storico, la perdita è irreparabile».

«L'obiettivo che ci poniamo per questo 2016 con ancora più forza – queste alcune tra le proposte di ConfcommercioPisa – è quello di favorire presso le amministrazioni locali processi di rigenerazione urbana e di rivitalizzazione economica, lavorando sulle leve degli affitti, della tassazione locale, del sostegno alle attività tradizionali e tipiche dei nostri centri storici con regolamenti ed ordinanze ad hoc in tema di nuove aperture».

Con le sue 120 attività manifatturiere andate perdute nel periodo gennaio-settembre 2015, Pisa è la provincia con i peggiori risultati in tutta la Toscana. Per quanto riguarda il settore del commercio, la maglia nera viene evitata solo di un soffio, grazie a Firenze, che ha detto addio a 55 negozi in più rispetto a Pisa (253 contro 198).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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