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Chiude (per movida) la macelleria delle Vettovaglie

di Mario Neri
Chiude (per movida) la macelleria delle Vettovaglie

La titolare: «Caos e droga hanno spopolato questa zona. Mio figlio ha imparato qui il mestiere ma è stato costretto ad andare a lavorare in un supermercato». E intanto riaprono due minimarket stangati con multe e sigilli un mese fa dai vigili perché sorpresi a vendere alcol dopo mezzanotte

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PISA. Loro, i minimarket, riaprono. Su le serrande, di nuovo pronti a “rifornire” le notti di alcol con le cataste di vino, birra, rum, vodka e gin che ingombrano il negozio e le promozioni in vetrina. Lei, invece, sta per dire addio. «Non sappiamo ancora quando con precisione, forse fra qualche mese, ma fra poco chiudiamo – dice Marusca Gennai – il caos notturno, lo spaccio, l’alcol, la droga pian piano ci hanno spazzato via». La movida ha ucciso la macelleria “da Claudio”.

Mentre si attende il via al piano di riqualificazione immaginato dall’amministrazione del sindaco Marco Filippeschi per salvarla da quella che sembra una china irreversibile, piazza della Vettovaglie perde un altro pezzo della sua identità. «Dopo 48 anni di attività siamo costretti ad abbandonare», continua la signora Marusca. Il marito, Claudio Signorini, titolare e fondatore di questa bottega di quartiere, non vuole parlarne. Troppo doloroso. Ma entrambi si sono fatti un’idea su cosa abbia fatto sparire i clienti, su cosa abbia desertificato di giorno uno dei centri di aggregazioni più importanti del centro per popolarlo di notte.

«Certo, i centri commerciali e la globalizzazione hanno modificato le abitudini di spesa della gente, ma non è solo questo il problema – continua la signora Gennai – Il caos notturno, la confusione, la droga hanno trasformato questa piazza e il centro storico. Ormai i palazzi qui intorno si sono spopolati di residenti, i pisani se ne sono andati ad abitare fuori dal centro. Qui ci sono solo studenti e turisti, e difficilmente si servono da noi».

Il calo dei fatturati è cominciato circa cinque o sei anni fa, più o meno con l’inizio della crisi. Nello stesso momento in cui chi si trovava in difficoltà ha tentato di tenersi a galla con la rendita, diventava sempre più sottile il filo a cui si stavano reggendo i piccoli negozi di vicinato.

«L’anno scorso, a causa del calo degli incassi, abbiamo ridotto l’orario, così adesso apriamo dalle 7,30 alle 13,30 – dice la signora Gennai –. D’altronde i loggiati si popolano di spacciatori e consumatori fin dal pomeriggio, insomma questa piazza ha cambiato frequentazioni».

Anche il figlio di Marusca fa il macellaio. «Ma non potevamo garantirgli un futuro, dietro a questo bancone ha imparato il mestiere, ma poi ha cercato altrove e per fortuna adesso lavora in un supermercato».

E proprio mentre annuncia il suo addio un negozio della “tradizione”, riaprono, dopo essere stati stangati, i due minimarket della piazza. A metà dicembre erano stati pescati dalla polizia municipale a vendere alcol dopo mezzanotte per la terza volta.

I vigili fecero scattare una multa da 7mila euro e i sigilli per trenta giorni. Ora quei trenta giorni sono scaduti e da lunedì i “benzinai” della movida sono di nuovo in attività. Esercizi commerciali a cui Firenze, con un piano speciale, ha appena dichiarato guerra. Misure simili che vorrebbe prendere anche il sindaco Filippeschi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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