Il Tirreno

Pisa

Un Pisa per la serie B: ecco la nuova era targata Terravision

Antonio Scuglia
Fabrizio Lucchesi con Fabio Petroni (foto Muzzi)
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Fabrizio Lucchesi con Fabio Petroni (foto Muzzi)

Ecco perchè l'azienda di Petroni ha investito nel club nerazzurro. Peccato per la rinuncia del Comitato vecchio cuore nerazzurro

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PISA. Da lunedì 18 il nuovo Pisa non è più una speranza ma una realtà. Con un presidente, un consiglio di amministrazione, un direttore generale che torna a fare il dg senza più sulle spalle il pesante fardello di una carica che non poteva sentire sua.

Il Pisa diventa - finalmente - un’azienda: si realizza il sogno di Lucchesi di poter organizzare il club calcistico con idee imprenditoriali anziché patronali/padronali. Dopo di che è chiaro che una società di calcio è sempre un’avventura: può essere gestita nel migliore dei modi, con investimenti importanti e intelligenti, con settori giovanili e campi di allenamento adeguati, con partner affidabili e capacità di marketing... ma se la palla non entra nella porta avversaria ci rimetti i soldi, la salute e la reputazione.

Una società solida insomma non è garanzia di successo. Ma nove volte su dieci - tranne che nei casi di fortuna sfacciata o corruzioni ben riuscite - è la base essenziale per provare a diventare grandi. Nel caso del Pisa, per provare a salire in serie B e poi da lì guardare verso l’uscita principale e non quella alla quale siamo abituati. Ecco, il Pisa ora può provarci. Ha una bella squadra, un allenatore motivato e motivatore, un pubblico che (forse) non porta punti ma porta l’entusiasmo senza il quale il calcio non ha senso. E adesso ha una società che sa quello che vuole. Ha superato una crisi paurosa che minacciava la sua vita: ha superato le insidie di personaggi che puntavano tutto sul fallimento del progetto di Lucchesi per potersi poi proporre come “salvatori della patria” o meglio, di ciò che ne sarebbe rimasto.

Ora è iniziato in città il campionato di salto sul carro (del vincitore). Che non vedrà, fra i partecipanti il Comitato Vecchio Cuore Nerazzurro, uscito proprio ieri dalla compagine societarie spiegando: «Si è dimostrato che essere i titolari di una quota simbolica all'interno di questa società non ci ha dato margine di controllare né tantomeno tutelare la “vita” societaria» e «proprio per questi motivi di “impossibilità di fatto di vigilare”, venendo quindi a mancare il reale scopo per cui avevamo fondato il Comitato Vecchio Cuore Nerazzurro, non intendiamo proseguire il nostro percorso all'interno della società, e siccome neppure vogliamo essere fattori di destabilizzazione, abbiamo preso una decisione definitiva di cedere la quota al socio di maggioranza».

È una scelta dolorosa, nel senso che anche con una piccola quota il Comitato avrebbe potuto dare un contributo di idee (anche polemiche, anche dissidenti) dall’interno del club. Ma la sua decisione conferma un’onestà intellettuale che non è mai venuta meno: i suoi componenti non vogliono onori e comodità, vogliono continuare ad essere la voce critica della tifoseria pisana.

Petroni sarà una meteora o potrà diventare il futuro del Pisa? L’ultimo presidente venuto da Roma ci portò al fallimento: ma il suo presunto impero aveva otto dipendenti, Petroni ne ha trecento; quell’altro sapeva che Pisa esiste perché c’è la Torre, l’azienda di Fabio Petroni (LA SCHEDA) invece a Pisa ci lavora da tempo. Siamo su altri pianeti. Ed è convinto del suo progetto. Perché Pisa? Lo avevano chiamato anche a Bari e Venezia. «Non sono mancate altre offerte - conferma - ma noi abbiamo sempre ritenuto che l'unico investimento possibile potesse essere Pisa: non ci sono piazze in Italia con questo margine di crescita, è un'eccellenza per l'Italia, con un'infrastruttura aeroportuale che fa invidia al mondo». Ecco, Petroni associandosi con Lucchesi porta al calcio pisano l’ambizione di crescere e l’esperienza imprenditoriale per gestire un’azienda importante. Il Pisa prova finalmente a sdoganarsi dopo anni di buona volontà non accompagnata dalla conoscenza dei meccanismi del calcio e dei grandi progetti.

ECCO NEI DETTAGLI L'ASSETTO DELLA SOCIETA'

Con l’uscita del Comitato dei tifosi, Carrara Holding detiene l’81% delle quote dell’Ac Pisa 1909, società sportiva a responsabilità limitata, e l’ex presidente Carlo Battini il rimanente 19%. Carrara Holding a sua volta è proprietaria, in quote paritarie, del “gruppo Lucchesi” e di Britaly Post-Terravision. Per garantire la stabilità societaria ed evitare rischi di “scalate ostili”, fra le due parti esiste un patto di sindacato di 5 anni per cui eventuali acquisizioni o cessioni di quote societarie possono avvenire solo in quantità uguali.

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