Gioco
Carrai non lascia la presidenza di Toscana Aeroporti
Renzi lo vuole come consulente della cyber-security a Roma I Dem: «Se però ci ripensa, vogliamo una guida pisana»
PISA. Gli altri renziani un po’ lo hanno sempre invidiato, Marchino. In fondo lui, negandosi con i giornalisti, si è sempre vantato di essere «diventato famoso senza mai parlare». Neanche stavolta proferisce parola. Marco Carrai non vuole rivelare se davvero lascerà tutto per Roma, se si spoglierà di cariche e incarichi per il posto da capo della cyber sicurezza di Stato e un ufficio con vista a Palazzo Chigi che gli avrebbe proposto il premier e amico Matteo Renzi. Anche stavolta resta muto l’ex giovane di Forza Italia (poi passato alla Margherita) cresciuto a Greve in Chianti, oggi imprenditore, finanziere, consigliere, a capo di fondazioni e società, nessuna tessera di partito in tasca ma una cosa soprattutto: grande tessitore del renzismo, amico fraterno del rottamatore. Per lui Renzi avrebbe pronto un posto da consulente della sicurezza del web proprio alla presidenza del Consiglio. Carrai diventerebbe il capo di una struttura che si occupa del controllo di miliardi di informazioni telematiche potenzialmente pericolose per il Paese, dal terrorismo allo spionaggio industriale. Per diventare agente segreto, “Marchino” - come ancora lo chiama Renzi, che è stato suo testimone di nozze - dovrebbe lasciare le sue posizioni in aziende e banche. Ma anche la carica da presidente di Toscana Aeroporti, la società della fusione fra gli scali di Pisa e Firenze? «Non posso rispondere, sono impegnato nel cda della fondazione della banca», risponde al telefono. «Arrivederci». Clic. Né sì né no. Anche se Carrai avrebbe già fatto sapere ad alcuni consiglieri di non avere nessuna intenzione di lasciare la guida della Spa. Non ci sarebbe - ha spiegato - diretta incompatibilità fra i due ruoli, anche se i due aeroporti ricevono finanziamenti dallo Stato. Essere il capo della cyber-sicurezza confliggerebbe solo con alcune sfaccettature del suo profilo professionale, ad esempio quella che lo vede come fondatore della Cys4, una start up che si occupa proprio di sicurezza informatica e ha soci israeliani e americani. Ma per ora i suoi orizzonti non sono così nitidi. Certo è l’unico a non aver ancora trovato posto nel Giglio Magico romano, sebbene sia forse l’uomo più vicino al premier. Poliedrico, schivo, Carrai coltiva l’amicizia con il rignanese dai tempi dell’adolescenza. In Provincia a Firenze fu capo della segreteria di Renzi, che poi lo chiamò a rimettere in sesto Firenze Parcheggi. Vicino a Cl, è stato il trait d’union con una galassia finanziaria che si estende da Israele agli Usa. È stato lui a propiziare l’ultima visita di Netanyah a Firenze. E per Matteo, finì perfino sotto inchiesta (ma poi i pm hanno chiesto l’archiviazione) per la storia dell’appartamento. «Non lascerà - dice un Dem pisano - ma se dovesse, noi a quel punto chiederemmo una presidenza pisana». Magari offrendola a Gina Giani, girando l’incarico della lady di ferro del Galilei, oggi amministratore delegato, a un fiorentino. «Giusto per equilibrare cariche e numeri economici, visto che Pisa doppia Peretola in passeggeri e fatturati».
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