Sicurezza
Il pronto soccorso? Scoppia di urgenze (e livornesi)
Aumentano del 2% le emergenze e del 2,75% gli accessi dei non residenti in provincia. Dopo le proteste per le attese e i pazienti lasciati per ore in attesa, l'Aoup annuncia assunzioni e posti letto per i ricoveri
PISA. Si è ritrovata seduta di colpo, aggrappata alle lenzuola. Gli occhi spalancati, il sole in black out dietro le persiane, i polmoni allagati di buio. «Mi sente, mi sente signora? Stia tranquilla adesso l’aiutiamo noi, questo è ossigeno». L'hanno riacciuffata per un soffio, la signora S. Il soffio d’aria che passa dalla mascherina verde smeraldo che si gonfia e si sgonfia sopra la sua bocca. Shock room di Cisanello, codice rosso di qualche giorno fa.
C’è una curva sui diagrammi che disegnano l’attività del pronto soccorso di Pisa che ha cambiato verso. Nessuno l’aveva previsto. Per i medici è quasi un rebus statistico, anche se spiega perché il reparto d’emergenza si sia ripopolato di barelle cariche di pazienti parcheggiate nei corridoi e dei loro familiari imbufaliti per le attese. Le “signore S.” stanno aumentando, sempre più spesso sono anziani e soprattutto arrivano da altre province. I pazienti da Livorno, ma anche dalla Versilia, dalla Lucchesia e da Massa Carrara, stanno crescendo senza tregua: nel 2014 sono stati 12.654 i toscani non residenti in provincia di Pisa che si erano rivolti al policlinico per un’urgenza, nell’anno appena passato sono stati 12.967, la gran parte proveniente da Comuni dell’area vasta nord ovest, ben 10.096 persone, il 2,75% in più rispetto al 2014, che si era chiuso con 9.825 accessi di persone provenienti dalla costa (sono l’11,5% del totale).
E se in passato ad affollare e ingolfare il sistema era un eccesso di casi non gravi, adesso il super lavoro a cui sono costretti medici e infermieri del dipartimento guidato da Massimo Santini è dovuto anche a casi di segno opposto. Si è alzato il numero delle urgenze “pure”, passate da 54.938 a 56.044. I codici di gravità più elevata sono sempre più frequenti. Siamo passati da 17.801 accessi nel 2014 a 18.688 nel 2015. I rossi sono aumentati da 1.638 a 1.682 e i gialli da 16.163 a 17.006.
Non solo. I malati approdano in pronto soccorso con quadri clinici sempre più complessi, soprattutto gli anziani. Gli over 80 sono aumentati dell’8,6%, passando da 9.459 a 10.281 e ora rappresentano il 12,3% del totale degli accessi. «Non sono solo la stagione e l’influenza a generare il super afflusso - dice uno dei medici - ma anche il livello di criticità e la gravità delle patologie da risolvere. I casi gravi aumentano anche perché sempre più spesso chi abita in altre province preferisce optare per la qualità dell’assistenza a costo di sopportare un’attesa più lunga. Insomma, paradossalmente Cisanello sta decongestionando Livorno e il Versilia dei casi più gravi e si sta affollando proprio per la sua appetibilità sanitaria».
E poco importa che il numero di accessi totale sia in leggera diminuzione (da 88.347 a 87.387); sono i livelli di criticità a rendere più accidentato il percorso di interventi, visite ed esami. «Un caso complesso - dice uno dei medici - richiede maggiori approfondimenti e un monitoraggio costante. E soprattutto quel caso molto spesso percorre un iter assistenziale che si conclude con il ricovero: è qui che la macchina ultimamente si inceppa. Sono le corsie e i reparti di degenza a fare da tappo».
I posti letto servono come ossigeno. Dopo essere tornato ad ottimi livelli nelle pagelle stilate del Sant’Anna, il pronto soccorso ora rischia di precipitare di nuovo fuori dai bersagli del laboratorio di Management e sanità guidato da Sabina Nuti. Era stata una strigliata social di Enrico Rossi, un anno e mezzo fa, a costringere la direzione generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria ad una riorganizzazione del dipartimento di urgenza. «I dati dicono che Pisa è il peggiore, mi aspetto che nel giro di due settimane la situazione sia risolta», scrisse il governatore su Facebook.
Il direttore generale Carlo Tomassini riorganizzò motore e ingranaggi del pronto soccorso in tre mosse: potenziò la rosa dei medici (da 27 a 34) e degli infermieri (da 75 a 100); riorganizzò il triage attraverso l’ampliamento e l’aumento dei box visita (da 12 a 25) e poi aggiungendo posti letto in osservazione breve e intensiva (da 15 a 25). Secondo l’indagine commissionata dalla Regione al Mes nei mesi successivi, non c’era dubbio: gradimento dei cittadini e standard erano nettamente migliorati. Aumentarono dell'80% i codici gialli trattati entro 30 minuti, del 50% i verdi assistiti entro un'ora. Quegli standard sarebbero di nuovo in calo. Del resto negli ultimi giorni non sono mancate le proteste. Fra poco - ha già annunciato l’Aoup - ci sarà una nuova iniezione di personale. In ospedale arriveranno 20 nuovi assunti, in gran parte medici e infermieri. Ma non poteva essere l’unica soluzione.
Ad innescare un effetto imbuto è proprio l’assenza di posti per i ricoveri. Nell’area medica sono in tutto circa 120. Tomassini sta cercando di aumentare la disponibilità aggiungendone 15 o 17 proprio grazie ai rinforzi sul personale. Ma in corsia temono che si sia attivata una spirale irreversibile. «Abbiamo affrontato il 2015 e questo inizio di 2016 pensando che la riorganizzazione del 2014 ci sarebbe bastata. Le fughe di casi gravi da Livorno e dalla costa ci hanno spiazzato. E se continuassero a crescere il rischio è che il policlinico diventi un catalizzatore di codici ad alto rischio.
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