Sicurezza
Porto, le prime case costruite in autunno
L’ad Tempesti: «Intesa con un gruppo, poi salderemo i fornitori»
PISA. «Stiamo lavorando per far sì che nel prossimo autunno possa partire il primo cantiere per la costruzione di case intorno al porto», annuncia Simone Tempesti, amministratore delegato della Boccadarno Porto di Pisa Spa. E’ la conferma che il dialogo con il pool di banche coinvolte per la ristrutturazione del debito sta procedendo sui binari giusti. Ed è anche il segnale che la vicenda delle fidejussioni tossiche non si potrà rivelare un ostacolo.
Le fidejussioni. In effetti, un paio di fidejussioni sono carta straccia. Ma le opere a garanzia delle quali erano state emesse sono state tutte compiute o quasi. Tempesti giovedì ha richiamato i tecnici (esterni) che all’epoca si erano occupati della vicenda. Passaggio essenziale, la verifica della conclusione o meno dei lavori coperti dalle polizze contestate dal Comune. Le opere in questione sono soprattutto quelle di via Maiorca, dall’abitato all’obelisco: passeggiata, illuminazione, piante. I tecnici ieri erano in Comune per ulteriori controlli e chiudere possibilmente le pratiche. «Direi che il rischio di incompiute non c’è», dice l’ad.
Sollecito comunale. A Palazzo Gambacorti il clima è cambiato dopo che sulla vicenda delle fidejussioni tossiche, dalla Sviluppo Navicelli all’impresa Bulgarella, si è alzato un polverone. Ora il livello di attenzione è stato elevato, mentre il gruppo Ucic-Prc è in pressing: ne ha fatto un suo cavallo di battaglia. Due le lettere che il Comune ha inviato alla Porto Spa. La prima il 18 novembre, poi un sollecito il 23 dicembre. «A seguito di recenti verifiche è emerso che il Consorzio Garanzia Fidi-Confidi Centrale è in corso di fallimento, e non risulterebbe essere mai stato autorizzato al rilascio di garanzie da presentare al settore pubblico», si legge nella prima comunicazione, firmata dal dirigente Giuseppe Bacciardi. Quindi, aggiunge, «non vi sono più le necessarie garanzie per l’assolvimento degli obblighi previsti dalla convenzione urbanistica sottoscritta nel 2007», relativa ai permessi a costruire. La richiesta è di presentare entro 30 giorni «nuove polizze fidejussorie»: una da 70.553 euro e l’altra da 750.756,20. Il 23 dicembre il sollecito, con diffida. Fino agli incontri di questi giorni: se tutto andrà in discesa, la Boccadarno non dovrà sostituire le polizze.
Fase due. Tempesti deve sistemare tutti i tasselli per mettere al sicuro dal rischio fallimento il porto, dando poi avvio alla fase 2 del progetto complessivo, quella immobiliare. «A primavera la rinascita di Boccadarno», dice l’ad. Tra febbraio e marzo l’accordo formalizzato con le banche per la ristrutturazione finanziaria di un’esposizione superiore ai 100 milioni di euro. Condizione essenziale, come chiesto dai potenziali investitori, per eliminare ogni pendenza. Poi il lavoro di rilancio. Tempesti ha già stretto la mano ad un gruppo (rigorosamente top secret) che costruirà il primo lotto di abitazioni nei pressi dei moli. Dettaglio di rilievo: questo gruppo non rileverà azioni della Boccadarno, resterà esterno. Ma dall’accordo usciranno le risorse che la Spa utilizzerà per pagare i fornitori ancora da saldare. Un altro pezzo del risanamento societario, prima di poter aprire lo scenario più forte del rilancio con possibile cessione delle azioni (o di una parte). Tempesti ricorda la visita dell’ambasciatore degli Emirati Arabi al porto di Boccardano e parla di «segnale significativo». Quel canale è rimasto aperto.
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