Il Tirreno

Pisa

Sedotti e traditi dai voucher

di Danilo Renzullo

Boom dei “buoni”, ma è allarme: «Così può aumentare il sommerso»

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PISA. Dalla precarizzazione alla “voucherizzazione” del mercato del lavoro. Gianfranco Francese, segretario della Cgil di Pisa, Gianluca Federici, segretario della Cisl pisana, e Angelo Colombo, sub-commissario della Uil Toscana Costa, protagonisti di un forum sul lavoro nella nostra redazione, lanciano l’allarme voucher che - dicono - «stanno cannibalizzando» il mondo del lavoro. In Toscana, in due anni, il ricorso ai “buoni lavoro” è più che triplicato, passando da 1,6 milioni di ore retribuite con voucher nel 2013 ai 5,6 milioni di ore del 2015. Un trend registrato anche a Pisa e provincia, dove - con la diffusione dei buoni - una fetta importante di lavoro rischia di diventare sommersa e non retribuita dignitosamente. «È un’idea fondamentalmente positiva per coprire alcuni settori (i buoni sono stati introdotti nel 2008 per regolarizzare alcuni lavori occasionali, ndr) – sottolinea Colombo –, ma governo dopo governo, l’uso dei voucher è stato esteso a tutti i settori, distorcendo il meccanismo e il fine inizialmente previsti».

Cassa integrazione. Aumenta il ricorso ai “buoni lavoro”, diminuisce quello alla cassa integrazione. Tra gennaio e novembre 2015 sono state pagate 5.517.726 ore di cassa integrazione. Nello stesso periodo del 2014 ammontavano a 6.920.000, nel 2013 a quasi sei milioni. La crisi e la chiusura di molte aziende ha influito notevolmente sulla richiesta di attivazione dell’ammortizzatore sociale che a Pisa continua a far registrare numeri record, triplicando il dato del 2005, quando si registrarono 1.817.000 di ore pagate.

Irregolarità. La crisi del mondo produttivo si ripercuote anche sulla sicurezza e la regolarità dei rapporti di lavoro. Nel 2015, a Pisa e provincia nell’86% delle aziende si è registrata un’irregolarità. Su 405 ispezioni effettuate dall’Inps e dalla direzione territoriale del lavoro, sono emerse 349 irregolarità. Solo la provincia di Pistoia, con “anomalie” riscontrate nel 90% delle aziende controllate, fa peggio di quella pisana in Toscana (il dato regionale si ferma all’85%).

Esternalizzazioni. Altro elemento preoccupante secondo i sindacati è il sempre maggiore ricorso alle esternalizzazioni ed in particolare quelle annunciate dal Comune di Pisa, pronto a varare un piano che prevede l’affidamento di alcuni servizi a ditte esterne, e quelle di Toscana Aeroporti (che per lo scalo pisano ha deciso di esternalizzare il servizio di smistamento bagagli). «Per il Comune è uno scenario tutto da verificare – sottolinea Francese – ma siamo critici nel metodo e nel merito della scelta. Abbiamo incontrato l’assessore Serfogli il 23 dicembre e non ci è stata prospettata alcuna manovra». «Spero che certe decisioni vengano riviste – aggiunge Federici –. Nutro dubbi sulla possibilità da parte di Toscana Aeroporti di esternalizzare il servizio di smistamento bagagli, che ricade tra quei settori con concessioni Enac che non possono essere affidati all’esterno».

Rapporti con la politica. «Il vero problema – prosegue Federici – è la mancanza di confronto. Rispetto al passato, la parte pubblica è sempre meno disponibile al dialogo: “il metodo Renzi” è stato esportato anche ai territori».

Ripresa. Una fotografia, quella scattata dai sindacati pisani, che stride con quella del governo, che inquadra un Paese in uscita dalla crisi. «Non abbiamo alcun segnale di ripresa – conclude Francese –. Registriamo una forte difficoltà ad alimentare la produzione e le nostre previsioni per il 2016 sono tutt’altro che rosee».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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